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Archivi delle etichette: Vendola

[PS: Non sono impazzito, ma il titolo della canzone della Pausini mi tentava troppo!!!]

Non notate anche voi che fa più caldo? Forse è tornata la Primavera Pugliese! Nichi Vendola ha stravinto le primarie in Puglia, portando “in Fabbrica” più del 70% dei consensi, senza il voto dei fuori sede (secondo me, almeno altri 5 punti percentuali). Boccia è stato bocciato per la seconda volta, sempre da Nichi. Ma questa volta l’elettorato è quasi triplicato, e il divario è aumentato vistosamente (alle precedenti primarie Vendola aveva preso il 50,3% su 85000 votanti). Il Pd ha molto da pensare, la Sinistra invece può gioire per l’affermazione del suo nuovo leader. Ed ora prepariamoci per le Regionali di Marzo con o senza (molto meglio senza) UDC.

Mai come ora SOLO CON TUTTI:

AGGIORNAMENTO delle 13: in Puglia SI VINCE con VENDOLA:

L’UDC ha scelto il suo candidato: Adriana Poli Bortone

Il PDL ha scelto…… (rullo di tamburi)….. Rocco Palese (il simpatico urlatore capogruppo del Pdl alla Regione!)

Tutto come pronosticato ieri sera da Giuseppe Civati sul suo blog (P.S./11)

Ecco il mio commento al post “wow” sul blog ciwati.splinder.com.

Salve,
come prima cosa vorrei farle i complimenti per questo blog che seguo (per caso) da un paio di settimane e che ho scoperto tramite un link su metilparaben.

Mi chiamo Antonio, sono un pugliese di 23 anni. Sono di Sinistra, non sono iscritto a nessun partito. Voterò e (da quando ho la possibilità) ho sempre votato Vendola.
Credo che il lavoro fatto dal nostro Presidente in questi 5 anni di governo sia stato fuori dal comune. Chi in Puglia ci vive e non viene solo a farsi le vacanze sa di cosa sto parlando.
Mai ho visto così tanti giovani accedere a corsi di formazione finanziati dalla regione (in Italia ed all’estero), mai ho visto un’intera città ed un’intera giunta regionale prendere posizione contro una delle più grandi realtà industriali del Mezzogiorno e d’Italia, portatrice prima di posti di lavoro e dopo di morte (a Taranto, grazie alle fabbriche presenti, ogni 4 giorni si ammala un bambino di tumore), mai ho visto la Puglia fare passi da gigante grazie all’energia pulita (ahimé non dalla mafia!).
In questi giorni il PD in Puglia ha cercato di screditare Vendola:
- prima inventando veti (come quello dell’IdV che non è mai esistito a livello nazionale, forse si a livello regionale a causa di manie di grandezza di uno dei suoi esponeti!)
- dopo cercando di candidare il “grande amico” di Vendola, “un fratello” come lui stesso si è definito nell’ultima campagna elettorale per le amministrative, un “pezzo grosso”, Michele Emiliano, Sindaco di Bari (riconfermato meno di un anno fa)
- ora riesumando il “perdente” per eccellenza, già sconfitto da Vendola nelle primarie del 2005, autore di articoli al napalm su Gazzetta del Mezzogiorno e vai quotidiani.
Ora mi chiedo: non riconfermare Vendola vuol dire AMMETTERE DI NON AVER FATTO NIENTE, O DI AVER FATTO MALE QUELLO CHE SI E’ FATTO?? Quando non si riconferma un presidente uscente, questo è l’unico motivo!!
Visto che secondo me così non è stato, ben vengano le Primarie, un modo pulito per far SCEGLIERE il candidato ALLA GENTE comune, che con questa legge elettorale può scegliere poco.
Le primarie sono il vero motore di quella democrazia di cui si vanta tanto il PD, e più in generale la Sinistra, troppo impegnata a risolvere faide interne che a contrastare l’avanzata della Destra Xenofoba (a livello nazionale) e della Destra mangiona (a livello regionale).

Antonio

Articolo tratto dal blog di Alessandro Tauro, conosciuto grazie ad un link su Facebook… e dopo dicono che i social network fanno male!

La storia che state per leggere è una storia che lega tra loro sanità, risorse naturali, amministrazioni pubbliche, il mondo della politica, ipotesi giudiziarie, vittime inconsapevoli e navigati carnefici.
E’ una storia che parla di interessi economici, di giochi al limite del political-thriller, di alleanze trasversali, di mondo imprenditoriale e di celebri uomini politici costretti a ricoprire il ruolo della pedina inconsapevole in una scacchiera sconosciuta.

Se vi dicessi che esiste un unico filo conduttore che unisce nello stesso interesse Massimo D’Alema, Gianni Alemanno, Francesco Gaetano Caltagirone, Antonio Di Pietro, Pierferdinando Casini, Cesare Geronzi, Raffaele Fitto, Francesco Boccia mi credereste?
La storia che segue è la risposta a questa domanda. Se si tratta di fantapolitica o di gigantesche microscopiche realtà non sarà il sottoscritto a dirlo.

Tutto ha inizio 13 anni fa, nel settembre del 1996, quando Antonio Di Pietro, allora ministro dei Lavori Pubblici, redige la prima bozza di decreto che ordina la privatizzazione dell’acquedotto pugliese. Una privatizzazione che, nel corso degli anni, non è mai praticamente avvenuta.
Così nasce questa storia, con l’attuale ferreo sostenitore del principio “acqua bene pubblico” primo ideatore della sua privatizzazione. Un ruolo, questo del privatizzatore dell’oro blu, che è utile tenere bene a mente.

Per un intero anno, dal 2000 al 2001, i governi D’alema e Amato tentano un accordo di vendita della Acquedotto Pugliese SpA (allora nelle mani del Tesoro) all’Enel, un accordo che fallirà miseramente per l’ostruzione continua operata dal Presidente pugliese Raffaele Fitto, che, nel tentativo di incrementare la posizione della Regione Puglia nel futuro asset societario della SpA, finirà per distruggere l’unica possibilità di privatizzazione dell’acquedotto regionale.
Un involontario eroe socialista in salsa pugliese.

Nel dicembre 2001 il nuovo governo Berlusconi consegna l’acquedotto pugliese nelle mani di Fitto, alla sola condizione di procedere regionalmente alla privatizzazione entro 6 mesi.
Numerosi gli interessati. Tra tutti una cordata dall’enorme potenziale: ACEA (società municipalizzata di Roma controllata dall’allora sindaco Walter Veltroni), Roberto Colaninno (futuro anello di congiunzione tra PD e PDL) e Francesco Caltagirone (capo di un impero che va dall’editoria all’edilizia, dalle banche ai trasporti), una cordata ben vista e sostenuta da D’Alema e Letta da una parte (un binomio che ritroviamo ancora oggi nell’endorsement a Pierluigi Bersani) e da Alemanno dall’altra.

La privatizzazione si fa attendere e la duratura attesa esporrà Fitto e la sua regione a numerose critiche del centrosinistra, in un gioco della parti completamente rovesciato: con l’Ulivo e Di Pietro “convinti privatizzatori” da una parte e la destra “anomala statalista” dall’altra.
Tra i più convinti privatizzatori il lettiano Francesco Boccia e il dalemiano Sandro Frisullo.

Ogni ipotesi di privatizzazione fallisce miseramente nel gennaio 2005 quando le primarie del centrosinistra vengono vinte inaspettatamente dal “rivoluzionario gentileNichi Vendola, proprio a danno di Boccia, fervido sostenitore della “bozza di privatizzazione D’Alema” del 2000.
La vittoria nelle regionali contro il governatore uscente Fitto metterà per sempre la parola fine ad ogni velleità liberista, vista la profonda convinzione del neo-eletto Vendola a mantenere la gestione dell’acqua pugliese nelle mani della collettività.

L’evidente acredine preesistente tra Ulivo e Vendola cresce sempre più durante il governo di quest’ultimo, impegnato a nominare ai vertici dell’AQP amministratori contrari ad ogni privatizzazione (Petrella prima e Monteforte poi) e ad ostruire ogni interesse gestionale del duo DS-Margherita.

Nel luglio 2008 le prime dichiarazioni di reciproco interesse in Puglia tra PD e UDC. La condizione una sola: l’allontamento definitivo di Nichi Vendola e dei partiti della “sinistra” (Italia dei Valori, Rifondazione e Sinistra e Libertà).
La china presa da Vendola diventa preoccupante. A febbraio, lo scandalo che colpisce l’assessore Tedesco, socialista dalemiano, allontanato dalla giunta Vendola prima dell’avviso di garanzia, immediatamente riciclato in Senato al posto del prodiano De Castro, dirottato in Europa, su “richiesta” di D’Alema ed avallo di Franceschini.

Lo scontro tra Vendola e D’Alema diventa pubblico e sfocia nelle critiche dell’ex segretario PDS al leader di Sinistra e Libertà per la candidatura di bandiera alle europee, che D’Alema e Latorre contesteranno profondamente (“Mi auguro che abbia considerato e soppesato le conseguenze politiche che la sua scelta di candidarsi alle europee potrebbe avere” fu la dichiarazione molto esplicita del secondo).
E poi, nel luglio scorso, l’indagine della DDA barese capitanata dal PM Digeronimo sulla giunta regionale e la cacciata di 5 esponenti, tra cui ben 3 dalemiani.

Uno schiaffo al leader-massimo che se compiuto dall’esponente di un partitino come Sinistra e Libertà può significare una cosa sola: abiura o morte.
Inizia così l’attacco da più fronti a Vendola, alla sua giunta e al suo sponsor, l’ex dalemiano ed ora scheggia impazzita Michele Emiliano, sindaco di Bari. Gli attacchi vedono i dalemiani colpiti nel cuore da un lato e dalla parte opposta l’Italia dei Valori alla ricerca di un’altra leadership “più opportuna”. Un gioco di potere, quello del leader morale dei DS, che salta agli occhi anche dell’attento Giannini, su Repubblica, che parla di “Patto della crostata in casa ACEA“. Un patto che sembra riaprire l’ipotesi della privatizzazione, con un solo prezzo da pagare: l’allontanamento dei sostenitori della gestione pubblica.
Un gioco di potere ancora meglio calibrato se a lanciare l’attacco contribuisce anche “Il riformista“, vicino alla corrente di D’Alema e di proprietà della famiglia Angelucci, indagata (nelle persone di Antonio, deputato PDL, e Giampaolo) assieme a Raffaele Fitto per lo scandalo della sanità pugliese.

Una storia che sembra consegnare il corpo morente del governatore Vendola sull’altare del patto PD-UDC. Il “patto della crostata“. Sancito con l’entrata in ACEA del consigliere dalemiano Andrea Peruzy al posto del prescelto dal PD romano Angelo Rughetti, un ingresso che conferma l’ottimo rapporto tra D’Alema e Caltagirone (suocero di Pierferdinando Casini e socio Acea), che affonda le radici negli interessi comuni su Monte dei Paschi di Siena, scalata BNL e, adesso, ACEA, come conferma lo stesso Marco Palombo (PD) dalle pagine del Foglio.
Un patto però, questo tra D’Alema e Casini, insufficiente, elettoralmente e numericamente parlando. Serve almeno un altro alleato, anche non fidato, ma in grado di apportare un certo contributo per la vittoria.
E chi meglio di un Di Pietro e un IDV così critici verso Vendola? Ma come fare?

Semplicemente lasciando che gli eventi corrano da sé. E lasciare che a mezzo stampa trapeli il recondito interesse dell’IDV nella candidatura di un certo Francesco Boccia, lo stesso che negli anni (forse all’insaputa di un distratto Di Pietro) si è fatto portavoce dell’istanza privatizzatrice per nome del duo Letta-D’Alema.
Lo stesso che negli ultimi anni ha ribadito la fedeltà al progetto di privatizzazione targato D’Alema e che ora vede Caltagirone, Colaninno, l’ACEA di Alemanno e la Mediobanca di Geronzi al posto dell’ENEL.
Quel progetto nato dall’ex ministro Antonio Di Pietro.

Un cerchio che si chiude.

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