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Quel che non ti uccide ti fortifica. Così recita un famoso proverbio applicabile in ogni occasione, tranne che per la triste storia della sinistra. Infatti la sinistra sembra condannata ad una regressione perenne, sia a livello italiano che laertino. Troppe prime donne, troppo egoismo, troppe vanità da parte di chi fa di tutto per esporre al pubblico la sua merce migliore.
Fin quando la sinistra resterà mercé di questi loschi individui la destra continuerà a vincere, indisturbata.
Ridotta ormai ad una politica da quattro soldi, incapace di sondare realmente i bisogni della gente (specialmente di quella più debole), la sinistra non ha ancora inteso il significato della frase “uniti si vince” e che le ambizioni personali non portano lontano. La destra laertina, a danno della sua miglior pedina, l’ha capito, la sinistra no. Inghiottita nei formalismi propri della sua storia, ha lasciato il campo del confronto per giocare le sue carte su quello delle personalità, dell’egoismo.
Quanti nuovi giovani dovranno scottarsi prima di riaccendere il fuoco?

Lo dicevo già qui:

>> Autolesionismi di Sinistra

Articolo tratto da Antefatto.it scritto da Massimo Fini su Il Fatto Quotidiano del 26.09.09

Come mai tanta brava gente, pur capendo benissimo chi è Berlusconi, continua a dargli la preferenza? Perché la sinistra è odiosa. Ha una perenne supercigliosità, una puzzetta sotto il naso, un guardar dall’alto in basso che le deriva dalla tradizione del vecchio Pci, solo che quando questo atteggiamento era di Amendola o di altri comunisti dell’epoca poteva anche avere una legittimità e incutere rispetto, negli stracciaculi di oggi suscita solo fastidio.

L’attuale destra, che per la verità si fa fatica a chiamar tale perché la destra è una cosa seria, è molto meno spocchiosa. A cominciare dal “lider maximo”. Ho un paio di ricordi in proposito. Ero a San Siro, con mio figlio, a vedere Milan-Toro. Poiché il Milan praticava una politica di abbonamenti a tappeto avrei dovuto andare in curva, ma con un bambino di dieci anni non me l’ero sentita di portarlo fra gli assassini. Così ero finito fra gli stronzi della Tribuna d’Onore. Durante l’intervallo molti importanti giornalisti – mi ricordo Piero Ostellino - si erano accalcati attorno a Berlusconi, vezzeggiandolo con alti squittii. La scena si era ripetuta alla fine della partita. Io stavo uscendo dallo stadio con mio figlio. Berlusconi mollò il manipolo di leccaculi e venne dritto verso di me: «L’ho vista ieri al Costanzo Show». «Ah, ma vede proprio tutto, presidente» risposi e me ne andai. Sapeva benissimo che ero un antipatizzante, ma per il suo narcisismo, per la sua inesausta ansia di piacere a tutti, per l’incapacità antropologica di concepire che si possa pensarla diversamente da lui, aveva cercato di sedurmi. Non ci era riuscito. Ma almeno ci aveva provato. Aveva dimostrato attenzione per la mia persona. E lo stesso mi è capitato le volte che ho incrociato Fedele Confalonieri che, nella coppia, ha la parte del “poliziotto buono”.

Se incontro, a qualche trasmissione, Pecoraro Scanio, dicesi Pecoraro Scanio, costui mi passa attraverso, non mi vede neanche. Pamela Villoresi è una mia cara amica e quando si trova a Milano è ospite da me. È la classica “suorina di sinistra ” – in più di vent’anni di conoscenza non mi è riuscito di convertirla a sentimenti più sobri – e alla sinistra, per pura passione ideale, ha reso parecchi servigi gratuiti. Poiché oltre a far l’attrice organizza festival di teatro è costretta ad avere rapporti con le Istituzioni. Bene, l’ho vista cercare di contattare Rutelli, dicesi Rutelli, e passare per una trafila esasperante, senza riuscirci. Di recente mi ha raccontato, un po’ sbalordita e un po’ lusingata: «Sai, l’altro giorno ho telefonato a Gianni Letta. Non mi ha lasciato quasi aprir bocca: “Signora che piacere. Io l’ammiro moltissimo. Vediamoci quando vuole, anche subito”». Sarà l’ «inferiority complex» che questa destra nutre nei confronti del mondo della cultura, ma così è. Poi magari fanno leggi che segano cultura, teatro, scuola. Ma, sul piano personale, la sinistra riesce ad essere più antipatica di questi mezzi manigoldi. E ce ne vuole.

www.massimofini.it

Tratto dall’editoriale de “Il Manifesto” del 17 Settembre 2009, scritto da Daniele Luttazzi.

Nel marzo 2001 conducevo con successo (7 milioni e mezzo di spettatori) un mio talk-show satirico notturno su Rai2 intitolato Satyricon. In una puntata intervistai un giornalista allora sconosciuto che aveva pubblicato da un mese un libro di cui nessuno parlava. Il libro s’intitolava L’odore dei soldi e riguardava le origini misteriose dell’impero economico di Berlusconi. Parlammo dei fatti emersi nel processo a Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi, fondatore di Forza Italia (il partito di Berlusconi) ed ex-capo di Publitalia (la concessionaria di pubblicità di Berlusconi).
Berlusconi fece causa per diffamazione a me, a Travaglio, alla Rai e al direttore di Rai2 Carlo Freccero che con coraggio aveva mandato in onda l’intervista. Da me Berlusconi voleva 20 miliardi di lire. Quattro anni dopo quell’intervista, Marcello Dell’Utri è stato condannato in primo grado a nove anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2005 ho vinto la causa e Berlusconi è stato condannato a pagare 100mila euro di spese legali. Insieme con Berlusconi, mi fecero causa anche Mediaset (5 miliardi di lire), Fininvest (5 miliardi di lire) e Forza Italia (11 miliardi di lire). Ho vinto tutti i processi. Quell’intervista non diffamava nessuno. Informava in modo corretto.
Nel giugno 2001, Berlusconi vinse le elezioni politiche diventando capo del governo. Nel 2002, durante una visita di Stato in Bulgaria, Berlusconi pronunciò il famigerato «editto bulgaro»: disse alla stampa che Enzo Biagi, Michele Santoro e «quell’altro» avevamo fatto un «uso criminoso» della tv di Stato, pertanto lui si augurava che questo non si ripetesse. Sentire adesso Franceschini che, dopo i recenti attacchi di Berlusconi alla stampa, dice «Non vorrei che si passasse ad attaccare i singoli giornalisti» mi fa quasi tenerezza. Qualcuno avverta Franceschini che è tutto già successo.
Biagi, Santoro e io venimmo cancellati dai palinsesti: i dirigenti Rai (nominati dalla maggioranza politica berlusconiana) decisero «autonomamente» di non riconfermare i nostri programmi tv. Giustificarono la cosa come «scelta editoriale». Il problema è politico.
La satira dà fastidio perché esprime un giudizio sui fatti, addossando responsabilità. Colpisce Berlusconi ma anche la religione organizzata e l’opposizione inesistente del Pd.
La libertà della satira in tv è libertà della democrazia. Neppure Rai3, i cui dirigenti sono di sinistra, mi ha mai chiesto di tornare in tv, in questi anni.
Il potere, in Italia, è suddiviso fra clan di destra e di sinistra. Scandali recenti hanno mostrato come questi clan si mettono spesso d’accordo sulla gestione della cosa pubblica, a livello locale e a livello nazionale. Lo stesso tipo di accordo precede le nomine dei dirigenti Rai. Il risultato è che la democrazia sostanziale è corrotta. La Rai attuale è piena di dirigenti che vengono da Mediaset, vere quinte colonne. Un anno fa, le intercettazioni telefoniche hanno mostrato come questi dirigenti si fossero accordati con quelli di Mediaset per una programmazione che favorisse Berlusconi in occasione dei funerali di Woytila e delle concomitanti elezioni. Berlusconi nel frattempo ha fatto una legge che proibisce la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche! Se questa legge fosse stata fatta dieci anni fa, nessuno conoscerebbe gli scandali politici, economici e sportivi più gravi della storia italiana recente.
Nel ventennio fascista l’unica agenzia di stampa era quella del regime, l’Agenzia Stefani: i giornali si attenevano a quello che scriveva l’Agenzia Stefani. I giornali liberi venivano chiusi e gli oppositori al regime perdevano il posto di lavoro, erano mandati al confino o peggio. Oggi non uccidono fisicamente gli oppositori, ma ti mandano al «confino mediatico»: ti tolgono gli spazi di espressione che avevi e che ti eri conquistato col tuo lavoro. Un esempio recente: a Berlusconi non piacciono Mieli e Anselmi? Mieli e Anselmi perdono il posto e nessuno fiata. Questa è la minaccia sempre presente.
Tutto origina dall’enorme conflitto di interessi di Berlusconi. È un capo di governo che ha aziende tv, imprese mediatiche, di assicurazione, di distribuzione pubblicitaria e cinematografica. Questo inquina la libertà del mercato. Un’inchiesta recente ha dimostrato che, da quando è al governo Berlusconi, molte aziende hanno tolto pubblicità dalle reti Rai per spostarle su quelle Mediaset.
Berlusconi inoltre controlla la politica economica e i servizi segreti. La sua influenza si estende su OGNI settore della vita italiana. È un potere di ricatto enorme. Uno dei pochi giornali di opposizione vera, questo che state leggendo, stenta a sopravvivere perché le aziende italiane non comprano spazi pubblicitari. Ecco un altro tipo di strozzatura. Non stupisce allora che i passi della quasi totalità della stampa e della tv italiana siano felpati. Il caso recente Lario/Noemi/D’Addario ha dimostrato una volta per tutte l’esistenza di una sorta di Agenzia Stefani contemporanea, prontissima a ubbidire alle esigenze del Capo e a massacrare la vittima di turno. Fra giornalisti e testate, la lista dell’inquinamento berlusconiano è lunga.
L’Italia è un Paese in cui vige un «fascismo light» che non mi piace per niente.
L’Italia è un incubo da cui mi auguro gli italiani si sveglino presto.
L’Italia è il Paese che amo.

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