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Archivi delle etichette: Silvio Berlusconi

Mi scuso con i miei pochi lettori per la “pausa elettorale” che mi ha portato a trascurare questo blog per circa un mese. In questo mese sono successe molte cose: è nata la Fabbrica di Nichi di Laterza, il sindaco di Laterza si è dimesso per competere alla carica di consigliere regionale (uscendone sconfitto), Nichi Vendola è stato confermato Governatore dell Puglia per altri 5 anni…

Se ritorno a scrivere su questo blog dopo quasi un mese di pausa, un motivo ci sarà!

Il motivo, molto chiaro e forte è questo: la fine del mondo non sarà il 12 dicembre 2012, bensì qualche mese dopo, diciamo primavera 2013, massimo autunno… è in quel periodo che l’intero popolo italiano sarà chiamato, per l’ennesima volta, a votare per rinnovare il Governo e le due camere. Quasi sicuramente il numero dei parlamentari non cambierà, quasi sicuramente si andrà a votare di nuovo senza la possibilità di esprimere la preferenza e quindi con i listoni bloccati (stile fascista!), quasi sicuramente gli italiani sceglieranno nuovamente la destra, la coalizione Pdl-Lega e tutto quello che ne consegue.

Quello che molto probabilmente succederà ce lo dice questo articolo di Marco Bracconi.

Consiglio a tutti la lettura… ci vediamo tra un mese!

Articolo di Repubblica.it, che narra l’ennesima caduta di stile per la “reputazione italiana” all’estero; a farne le spese non è solo il presidente-pappone, ma tutta l’Italia e tutti gli italiani, ormai etichettatati a vita, grazie alle malefatte di uomo, anzi no meglio mezz’uomo.

di PAOLO BERIZZI

Lo show parigino della D'Addario sala rossonera e maschere del premierPARIGI — “Et voilà la première dame d’Italie”. Sarà l’allestimento cafonal, un po’ “mutande pazze” e un po’ commedia ruspante. Sarà che siamo nella capitale del burlesque e che i mai teneri (con noi) cugini d’Oltralpe — di fronte alle nostre vicende diciamo politiche — se la ridono alla grande. Sarà che con Parigi invasa da 50 mila testimoni di Geova anche l’ultimo spettacolino dove sia prevista una qualche frivola evasione sarebbe il benvenuto (figuriamoci il tanto atteso escort-party). Sarà tutto questo e molto altro ancora ma sta di fatto che quando alle undici e mezza della sera sul palco del leggendario “Globo” appare lei, Patrizia D’Addario, tra il pubblico c’è qualcuno che non lascia cadere la palla. E ce la tira addosso: “Voilà la première dame d’Italie”. Eccola la first lady italiana.
“Buonasera a tutti”, dice Patty sotto lo sguardo di Mimmo, il cugino-manager che la accompagna in giro in questa tourné europea tra locali e televisioni. Per Patrizia è la prima uscita pubblica dopo lo Scandalo. “Dopo due mesi di reclusione voglio ricominciare la mia vita”, racconta, il sorriso largo, il trucco che le esalta gli occhi. In un’intervista con El Mundo confessa di aver fatto la la escort “perché mio padre è morto suicidandosi». E aggiunge: «A Berlusconi anche dopo quello che è successo auguro tutto il bene di questo mondo, non odio nessuno ma mi ha deluso: una persona così potente, che mi aveva fatto una promessa per una cosa importante a cui tenevo moltissimo…». E ancora: «Non mi sto vendicando, sto solo dicendo la verità, se fossi stata zitta avrei guadagnato molto ma molto di più». E in una intervista alla inglese Bbc conferma che dopo il suo incontro con il premier le era stata offerta attraverso Giampaolo Tarantini una candidatura alle europee. Proposta ritirata quando Veronica Lario fece esplodere il caso veline.

Le “Globo”, dunque. Madame D’Addario, “la tombeuse (conquistatrice) di Berlusconi”, è scritto sulla locandina. La squillo che trascorse la notte di Obama nel letto del presidente del Consiglio si consegna alla stampa internazionale con un’ospitata che potrebbe ricordare quella di una ex concorrente del Grande Fratello dopo la nomination. Potrebbe. Come poteva essere, anche, un vero show, questa notte. Peccato che la valigia con dentro il materiale da lavoro, dei giochi di prestigio, dei vecchi video, dei biglietti da visita, si è persa all’aeroporto di Madrid (“Sono stata ospite di una trasmissione sulla spagnola Antenna 3”). In compenso ci sono le maschere con la faccia di Berlusconi. È l’omaggio distribuito dagli organizzatori a tutti gli invitati. Molti italiani. Poca Francia. Il locale, pareti rosse come i divani di pelle, l’hanno arredato con drappi e coccarde tricolori. I camerieri sono strizzati dentro le magliette del Milan.
Pensare che un tempo questa balera del 19° secolo era una brasserie frequentata da artisti e bohemien. Qui nel 1905 Jean Jaurès gettò le basi del movimento socialista francese. Qui, oggi, si esibisce la prostituta che ha esposto il governo italiano al ludibrio e all’ironia di tutto il mondo. Canta, Patrizia. Si esibisce in un pezzo che si intitola “My life” e che raccoglie i “momenti felici e tristi della mia vita”. Il testo parla di un uomo che le ha cambiato la vita. Che l’ha fatta divertire e soffrire. Berlusconi? Ci pensa su per un attimo. “Assolutamente no”.
L’abito è nero, nerissimo e stretto. Come quello che indossava a palazzo Grazioli (“Lui vuole che portiate solo abiti neri” disse Tarantini alle ragazze pagate per partecipare alle feste organizzate dal premier nelle residenze di Roma e Porto Rotondo). Il titolo della serata è “I Love Silvio”. In effetti agli ospiti è richiesta, si fa per dire, almeno per un paio d’ore, una specifica condizione dell’anima: amare Berlusconi. “Madame e monsieur, voilà Patrizia D’Addario”. Quando si abbassano le luci e l’occhio di bue la illumina lasciando in ombra il resto della scena (un privé con divani e tavolini con sopra bottiglie di champagne), Giuseppe, che viene da Altamura e fa il pizzaiolo qui, dice all’amico che Patrizia “è bona”. Come si fa a disinnescare la prouderie dei nostri connazionali. Pugliesi, poi. Guardi lei che stringe mani e firma autografi e pensi. Le docce gelate. Il letto “grande” di Putin. Il dopo con le parole sussurrate al telefono, ciao “tesoro”, ciao “bambina”. I consigli tecnici sulla sessualità. Patrizia dietro le quinte fa spallucce: “Di questa storia non parlo più”. È compresissima nella parte di quella che ha fatto saltare il banco. La musica sfuma e lei dice che se ci fossero stati i giochi di prestigio sarebbe stata tutt’altra cosa. Ma è contenta. O si sforza di esserlo. È notte e fuori, boulevard de Strasbourg è affollata di spacciatori africani. All’ingresso del Globo è appeso un poster: c’è Berlusconi che grida. E Patty che sembra incenerirlo con lo sguardo.

(1 agosto 2009)

Uno dei più belli articoli letti in questi giorni sul G8, letto su AgoraVox e scritto da ’89, blog molto molto molto interessante. La prima cosa che mi ha colpito di questo articolo è la foto “Identité de vues.” (Identità di vedute), ma leggendo per intero il pezzo, che vi consiglio caldamente, si riesce a notare uno scorcio di realtà spesso negata dall’attuale informazione, che merità spazio e notorietà… che dirvi ancora??? Leggetevi l’articolo!

Articolo di Ungormìte

ident

Un uomo solo. Ramingo, attraverso le macerie a ripassare le risposte a domande non ancora fatte mentre l’ospite straniero gli parla. Tanto non capisco. No, non lo capiscono: gli viene difficile parlare di figa, prendere in giro i comunisti, raccontare barzellette sui deçaparecidos volanti. Le foto per credere: lo eviteranno puntualmente per tutta la giornata. Alla Merkel è stato persino consigliato di non sostare troppo nei suoi paraggi, questioni di percentuali e gradimenti. Tra i grandi si scherza, l’atmosfera è di chi, a intermittenza, continua a vedeesi spesso, quasi a rinsaldare un gruppo di presidenze piuttosto giovani (in un certo senso). E allora B. tace: male non fa. Incassa i convenevoli e spacciali per complimenti.

xxxIl verbo di casa, Mediaset, l’ha lasciato lì dov’è: nel monzese. Lontani i tempi delle dirette dal Bigo di Genova, live from the red zone. Al 5 meglio lasciargli il da ridere: metti che ci scappa la domandina imbarazzante! No: all’informazione ci pensa il Minzo. E il Minzo confeziona un Tg1 onnivoro, prodigo di sorrisetti impliciti e pacche sulla spalla al gran lavoro. Edizioni volumetriche: il mattino s’apre con la comparazione fra il modello presidenziale (sembra sentire “preferibile e molto più logico”) a quello “italldemocratico”, poi raccontano di una giornata perfetta, delle borse della Rauti-Alemanno, del gelato delle piccole Obama. E giù, poi, a raccontarci di come Obama, quello vero, quello che conta, abbia fatto i complimenti alla leadership italiana. Che già, detto così, non vuol dire niente. Se poi ci si mette che le diceva con e per Napolitano (certo, anche questa fa ridere. Anche solo costituzionalmente: leader dalla grande moralità. Dechè? Annotazione, l’Unità titola: Obama, “Napolitano leader morale”. Che dice molto, ma della linea del giornale. Di tanto in tanto ridiamo pure dell’altra, volgare, sponda).

CatturaerContinua la favola bella del cinegiornale. Domani tutti buoni, eh?, gara a chi offre la cena, le promesse a smettere di fumare si sprecano. Ricorda tanto la fine dell’anno, il G8. Propositi e a gennaio si vede. E a rotazione gennaio torna, ad infiacchire le speranze. Il dispiegamento di “TgChigi” è imponente: Susanna Petruni è la fiduciaria del verbo arcoriano. Al proferir parola in sala stampa del premierissimo è lei che deve accogliere, inchinandosi, e raccogliere (è nota esperta di cut-up: a qualcosa le sarà pur valso). E la farfallina la lascia a casa, visto mai. Ecco: mancano Micheal Jackson, Alberto Soldi e il filtro-scintillio sulla telecamera..perfetto!

blInfierisce imperterrito, il tg. “Divertente la rezione degli aquilani, gente tosta e dotata di senso dell’umorismo: accolgono Obama con lo striscione Yes we camp, che in tutto il mondo è già un tormentone.” Scaccia, l’autore del servizio, non s’è decisamente reso conto del fatto che i simpaticoni che reggono lo striscione non stanno fischiettando “Chiuahua”. Stanno esprimendo qualcosa di più, stanno dicendo che non ce la fanno. Stanno dicendo che sono stanchi di chiacchere e telecamere, che non reggono una vita cullata da tende roventi e promesse da bandiera.  Sono incazzati neri, stremati all’agonia, e Scaccia lo sa. E si guarda bene dall’intervistarli. Il resto, Istituto luce.

eeeeeeeLe domande non arrivano, B si sfazzoletta, sollevato, il volto. In conferenza si cimenta nell’arte che gli riesce meglio, su quella può contare: vendere. La finanza si ricostruisce una vagina, cercando la catarsi da Piazza Affari a Piazza D’Armi. E questo è: andare a trovare la nonna prima che muoia. Lo chiamano G8. Fellini ne avrebbe saputo trarre qualcosa di bello, l’atmosfera l’avrebbe ispirato. Ma quegli 8 non sono Fellini. Quest’anno c’era il pepe delle domande-hard, che oggi hanno latitato. Vedremo. Intanto la lettera di Riina o chicchessia di poco raccomandabile (comunque, pare, uno dei Corleonesi) a B. è stata pubblicata dall’Espresso (grande Gomez). L’avessero scritta su un tanga..
U’

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