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E’ stata la prima cosa che ho pensato dopo aver letto questo articolo sul sito di Repubblica, postato su facebook da un mio amico.

Tre parlamentari, tutti e tre del PD, hanno proposto “Per una ragione di equità” che anche i sindaci e gli assessori comunali debbano ricevere la PENSIONE di anzianità, dando “ai colleghi che hanno avuto meno fortuna in carriera quel giusto ristoro di tanto sacrificio”.

Un procedimento che costerebbe 40 milioni di euro. Mica spiccioli. A conti fatti un privilegio bello e buono, ma che andrà comunque in porto, anche dopo l’obiezione della ragioneria dello stato.

Questa è l’Italia della Casta. Poi c’è anche gente che deve lavorare, e pure tanto, per arrivare alla pensione, ricevendo una miseria. Gente che con i loro lavoro manda davvero avanti l’Italia, e che non gode di tutti i privilegi che può usufruire uno dei tanti signorotti che, in questo strano Paese, vive di politica.

Ripropongo al PD di tornare a parlare di problemi seri come l’ISTRUZIONE e l’INTEGRAZIONE e il LAVORO. Bisogna parlare del lavoro vero, degli operai che non sanno come arrivare a fine mese e non, come sempre, solo del loro lavoro!

Mi scuso con i miei pochi lettori per la “pausa elettorale” che mi ha portato a trascurare questo blog per circa un mese. In questo mese sono successe molte cose: è nata la Fabbrica di Nichi di Laterza, il sindaco di Laterza si è dimesso per competere alla carica di consigliere regionale (uscendone sconfitto), Nichi Vendola è stato confermato Governatore dell Puglia per altri 5 anni…

Se ritorno a scrivere su questo blog dopo quasi un mese di pausa, un motivo ci sarà!

Il motivo, molto chiaro e forte è questo: la fine del mondo non sarà il 12 dicembre 2012, bensì qualche mese dopo, diciamo primavera 2013, massimo autunno… è in quel periodo che l’intero popolo italiano sarà chiamato, per l’ennesima volta, a votare per rinnovare il Governo e le due camere. Quasi sicuramente il numero dei parlamentari non cambierà, quasi sicuramente si andrà a votare di nuovo senza la possibilità di esprimere la preferenza e quindi con i listoni bloccati (stile fascista!), quasi sicuramente gli italiani sceglieranno nuovamente la destra, la coalizione Pdl-Lega e tutto quello che ne consegue.

Quello che molto probabilmente succederà ce lo dice questo articolo di Marco Bracconi.

Consiglio a tutti la lettura… ci vediamo tra un mese!

Articolo tratto da Repubblica.it, sezione Politica.

Un motivo in più per partecipare, sabato 3 ottobre, alla manifestazione di Roma.

ROMA - Per il premier, la manifestazione del 3 “è una farsa”. “In Italia non c’è un problema di libertà di stampa”. Su “Annozero” e “Parla con me”, i programmi di Santoro e della Dandini al centro delle polemiche di questi giorni, il premier ha preso un atteggiamento “soft” venato di sarcasmo: “Lunga vita a loro, perché portano voti al centrodestra”. E sull’istruttoria ventilata da Scajola sulla Rai, ha aggiunto: “Non me ne sono interessato e non me ne interesso perché sarebbe facile cadere in qualche tranello”.

CULTURA, SPORT, SPETTACOLO: TUTTE LE ADESIONI
Un gruppo di Europarlamentari scrive. “Il rischio di una violazione della libertà e del pluralismo dei media in Italia è una questione che riguarda tutta l’Europa e che richiede una risposta Europea.

A seguito di una serie di azioni legali del primo ministro italiano contro numerosi giornali italiani ed europei, il Parlamento Europeo ha deciso di studiare il 7 Ottobre la possibilità di prendere una posizione verso il rischio di una violazione del pluralismo e dell’indipendenza dell’informazione. Il 22 Ottobre una risoluzione verrà presentata in assemblea plenaria, e chiediamo ai nostri colleghi europarlamentari di sostenerla.

La questione della libertà e pluralismo dell’informazione in Italia è necessariamente una questione di interesse europeo. La mancanza di una risposta europea rappresenterebbe una minaccia diretta al diritto di libertà d’espressione in tutta l’Unione europea, metterebbe in pericolo i progressi compiuti nei paesi dell’ex Unione Sovietica accolti nell’Unione, e limiterebbe l’autorità di qualsiasi condanna europea verso il controllo della stampa nel resto del mondo.

Le istituzioni europee hanno l’autorità di condannare le intimidazioni alla stampa in Italia e di aprire una procedura legale secondo l’Articolo 7 dei Trattati. L’interesse che dimostrano verso la situazione in Italia non è sintomo di endemica anti-italianità, ma segnale di una forte preoccupazione per la possibile lesione di una delle libertà fondamentali su cui è costruita l’Unione Europea in uno dei suoi paesi fondatori.

Lorenzo Marsili e Niccolo Milanese (Direttori, European Alternatives)

I seguenti europarlamentari sono fra i sostenitori della Campagna Europea per la Libertà dei Media in Italia (www.stampalibera.eu) lanciata dall’organizzazione indipendente European Alternatives

Rosario Crocetta, Parlamentare Europeo (Italia): Sonia Alfano, Parlamentare Europeo (Italia): Luigi de Magistris, Parlamentare Europeo (Italia): Gianni Vattimo, Parlamentare Europeo (Italia): Sylvie Guillaume, Parlamentare Europeo (Francia); Vincent Peillon, Parlamentare Europeo (Francia); Sarah Ludford, Parlamentare Europeo (Regno Unito); Claude Moraes, Parlamentare Europeo (Regno Unito);
Judith Sargentini, Parlamentare Europeo (Olanda).

(30 settembre 2009)

Articolo tratto da Piovono Rane, il blog di Alessandro Gilioli su Espresso.

Non ha bisogno di commenti!

Giù le mani dai bambini. Stia zitto sui bambini. Stia zitto sui figli, sui padri, le madri, le sofferenze. Stia zitto sul dolore di doversi separare, Lei neppure sa cosa significhi, non s’immagina neanche perché ci si arriva, e con quali tormenti. Lei non può sapere che cos’è questa cosa tanto facile da condannare come fa Lei, un tanto al chilo, come al bar dello sport, proprio Lei, il fine teologo. La separazione, la catastrofe di una vita, qualcosa che si ha il coraggio di provare ad affrontare solo per evitare una catastrofe peggiore, vivere e far vivere i propri figli in un mondo e in una casa dove non c’è più l’amore, dove il risentimento e l’odio sono il pane che soprattutto loro, i figli devono ingoiare a ogni ora.

“Conflitti e confusioni interne”, decide Lei nella sua bella stola bianca. Ma ha idea dei conflitti e delle confusioni interne che lacerano un bambino quando i genitori vivono insieme detestandosi? Ne ha idea? Che cosa ne sa, Lei, cosa ne sa di questo abisso? E cosa ne sa della lenta fatica quotidiana per dargli un luogo migliore in cui crescere, un luogo in cui i figli imparano cosa vuol dire volersi bene, cos’è la generosità, dove si nasconde la felicità?

Cosa ne sa, Lei, di quanto è lungo e difficile il percorso per creare attorno a questi figli una nuova famiglia, sì proprio quella che Lei liquida come “alterata”, e si vergogni di usare questa parola, si vergogni di insultare i miei legami, si vergogni di insultare i legami di tante persone che amano i propri figli, più di quanto Lei in vita sua, Santità, non ha probabilmente mai neppure immaginato di poter fare.

La replica del ministero: “Modificate solo le fasce di reperibilità”

Articolo tratto da Repubblica.it, sezione economia. Scritto da Rosaria Amato.

Che dire? Tutto fumo e niente arrosto!!! A me sembra che questo Brunetta, prendendo spunto dalle tecniche oratorie del suo “leader maximo”, con le accuse al cinema e allo spettacolo abbia tentato di sviare le modifiche, effettuate sottobanco e senza sbraitare come fa continuamente dall’alto dei suoi 140/150 cm, alle norme antifannulloni tanto acclamate dallo stesso Ministro alla Pubblica Amministrazione solo un anno fa.

ROMA – Doveva essere la ‘rivoluzione’ del Pubblico Impiego. Ma, come sempre, alla rivoluzione è seguita la restaurazione. E così è stata silenziosamente abrogata con un decreto legge pubblicato l’1 luglio (poi diventato la legge n.102/2009) la normativa ‘antifannulloni’ varata l’anno scorso dal ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, che prevedeva disposizioni penalizzanti per gli impiegati pubblici, tra le quali indennità di malattia ridotta, e fascia di reperibilità per i dipendenti in malattia estesa praticamente a tutta la giornata (con un’unica ‘ora d’aria’ dalle 13 alle 14). Di questi punti, il ministero in un comunicato di replica riconosce solo il ripristino di fasce ridotte di reperibilità, ma il sindacato conferma tutto.

Le fasce orarie di reperibilità sono tornate due di due ore ciascuna, la certificazione medica è stata nuovamente affidata al medico convenzionato, e sono state abrogate alcune delle norme che prevedevano penalizzazioni economiche. Ai dipendenti pubblici e ai loro sindacati non è rimasto che chiedersi, come fa per esempio la Flp, “perché quando sono state introdotte certe norme, come la reperibilità di 11 ore al giorno in caso di malattia, lo si è fatto con le “fanfare”, tuonando contro i dipendenti pubblici assenteisti e fannulloni e ora che fa marcia indietro il ministro Brunetta non rilascia nemmeno una misera dichiarazioncina alla stampa?”.

Forse perché il provvedimento era ampiamente incostituzionale, obiettano i segretari di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl. “Noi abbiamo chiesto fin dal nostro congresso di maggio al ministro Brunetta di tornare indietro e di rendere omologate al privato tutte le regole del pubblico – dice Giovanni Faverin, segretario Cisl-Funzione Pubblica – Le norme ora abrogate erano frutto di un eccessivo accanimento con il controllo, stavano in una logica di pressione dell’opinione pubblica”.

“Le norme precedenti sono state ripristinate a seguito alle pressioni di noi sindacati – conferma Giovanni Torluccio, segretario della Uil Funzione Pubblica – che abbiamo subito denunciato la nuova normativa come punitiva e illogica”. “Si conferma il fatto che avevamo ragione quando parlavamo di ‘Tanto rumore per nulla’”, dice ironicamente Carlo Podda, segretario della Cgil Fp.

E adesso? Adesso è tutto come prima, peggio di prima, denunciano i sindacati. “Dopo oltre un anno di annunci mediatici – rileva amareggiato Podda – i cittadini e le imprese possono purtroppo vedere che laddove i servizi funzionavano più o meno bene continuano a farlo, e così là dove funzionavano male. Semmai c’è il rischio che, con tutti i tagli fatti dal governo, anche là dove le cose funzionavano non troppo male adesso vadano peggio. E invece c’è bisogno di una Pubblica Amministrazione che funzioni, e noi sindacati, a differenza di quello che dice il ministro, abbiamo tutto l’interesse perché funzioni davvero”.

“Prima di mettere mano a questa materia in modo così ideologico – aggiunge Torluccio – scatenando la campagna mediatica contro i fannulloni, avrebbe dovuto verificare cosa davvero non funziona nella PA e in particolare nei dirigenti, nella politica che mette le mani dappertutto. Interessi profondi e molto concreti, altro che i dipendenti fannulloni. Adesso la sua campagna pubblicitaria gli si sta rivoltando contro. E infatti gli ultimi dati che sono usciti sull’incidenza delle malattie fanno vedere che ad agosto c’è stato un aumento”.

“Da parte nostra – conclude Torluccio – dopo questa vicenda rimane la sgradevolissima sensazione di un ministro che non incide in alcun modo sui problemi veri della P.A., che non ha alcuna intenzione, per esempio, di intervenire sugli sprechi e sulle consulenze (i cui costi si aggirano intorno ai due miliardi annui)”.

La replica. Il ministero della P.A. sostiene però che la “rivoluzione” non si è fermata e, in un comunicato stampa, nega il colpo di spugna sulle norme. Ammettendo però che una modifica sostanziale c’è stata: “L’unica modifica intervenuta nel decreto-legge 1° luglio 2009 n. 78 riguarda le fasce di reperibilità, che sono state uniformate nella durata a quelle vigenti nel settore privato”. Intervento, dice il ministero, “deciso anche a seguito dei confortanti risultati del monitoraggio sulle assenze per malattia nella P.A.”.

“Al contrario, non si è intervenuto in alcun modo sulle disposizioni vigenti in materia di trattenute economiche e di certificazioni mediche dei dipendenti pubblici. Va però precisato che queste ultime saranno presto gestite online dall’Inps e si renderà quindi necessario uniformare la loro disciplina con quelle nel settore privato”. Una precisazione che non convince il sindacato. La Cisl conferma tutte le modifiche (vedi tabella): la penalizzazione economica per i dipendenti in malattia è rimasta solo nella norma del cosiddetto “salario accessorio”, e la possibilità di certificazione è di nuovo estesa ai medici convenzionati.

(25 settembre 2009)

Articolo tratto da Repubblica.it, sezione politica.

Ecco a  voi il primo pasticcio del presidente Gianni Florido, punta dell’iceberg (ahimè) della sinistra che ha vinto le elezioni provinciali nello scorso Giugno. Eppure poteva inserire nella giunta la prof. Teresa Galeota (PD Ginosa)! La solita politica maschilista del claxson! E meno male che siamo di sinistra!

un famoso monumento di Taranto

un famoso monumento di Taranto

TARANTO – La giunta provinciale di Taranto è stata annullata perché non rispetta le quote rosa così come dispone il regolamento dell’ente. Lo ha deciso il Tar di Lecce accogliendo il ricorso di un comitato cittadino che ha chiesto l’annullamento delle nomine degli assessori perché tutti maschi.

I giudici della sezione amministrativa (presidente Aldo Ravalli) hanno ordinato al presidente della Provincia, Gianni Florido, del Pd, di modificare la giunta entro trenta giorni in modo da assicurare la presenza di entrambi i sessi nell’esecutivo, composto ora da dieci assessori, tutti maschi.

il buon Florido

il "santino" del buon Florido

“Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo, a prescindere dalle quote rosa, alle quali sono sempre stata contraria” ha commentato il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna. “Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto”.

Il ricorso era stato presentato dall’avvocato Nicola Russo, coordinatore del Comitato cittadino “Città futura”, promotore in passato di un referendum sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva. La Provincia di Taranto è stata difesa dall’avvocato Cesare Semeraro, mentre gli assessori non si sono costituiti in giudizio. Il ricorrente lamentava il mancato rispetto di alcune specifiche norme dello Statuto della Provincia di Taranto e dalla normativa sulle pari opportunità.

(24 settembre 2009)

Torno a scrivere, dopo un pò di meritata pausa estiva, per farvi un breve resoconto di quello che è successo in questi giorni… non voglio stressarvi con “gossip da mare”, ma di una STRAGE DEL MARE…

Infatti, il 20 Agosto, la Guardia di Finanza ha avvistato un gommone con 5 clandestini di origine eritree; erano partiti dalle coste libiche in 78, e per circa 20 giorni hanno vagato nel mediterraneo tra Africa e Sicilia… in questi giorni sono morti di fame e di sete 73 persone.

Dopo il simpatico video del nostro Premier, S.B., che nel 1997 piangeva per gli oltre 80 clandestini morti nel tentativo di raggiungere l’Italia, perché speronati da navi italiane che pattugliavano le nostre coste, su ordine del allora Primo Ministro Prodi, ecco a voi l‘editoriale di Eugenio Scalfari, direttore di Repubblica, che fa il punto sulla situazione.
PS: i 5 clandestini sopravvissuti potrebbero essere processati per il nuovo reato di Clandestinità… tutto questo mentre il figlio del “Senatuur” spopola su internet con un bel giochino chiamato “Rimbalza il Clandestino”

L’EDITORIALE

Quei morti che gridano dal fondo del mare

di EUGENIO SCALFARI

È SINGOLARE (non trovo altro aggettivo) il comportamento della stampa nazionale sulla strage dei 73 migranti uccisi dal mare tra Malta e Lampedusa.
Il primo giorno, con notizie ancora incerte, tutti hanno aperto su quell’avvenimento: il numero delle vittime, la storia raccontata dai cinque sopravvissuti, i dubbi del ministro Maroni sulla loro attendibilità, le responsabilità della Marina maltese, i primi commenti ispirati al “chissenefrega” di Bossi e di Calderoli.

Ma dal secondo giorno in poi i nostri giornali hanno voltato la testa dall’altra parte. Le notizie nel frattempo sopraggiunte sono state date nelle pagine interne. Uno solo, il “Corriere della Sera”, ha tenuto ancora quella strage in testata di prima pagina ma senza alcun commento. Il notiziario all’interno tende a riposizionare i fatti entro lo schema della responsabilità maltese. Il resto è silenzio o quasi. Fa eccezione “Repubblica” ma il nostro, com’è noto, è un giornale sovversivo e deviazionista e quindi non può far testo.

Comincio da qui e non sembri una stravaganza. Comincio da qui perché la timidezza, la prudenza, il dire e non dire dei grandi giornali nazionali sono lo specchio d’una profonda indifferenza dello spirito pubblico, ormai ripiegato sul tirare a campare del giorno per giorno, senza memoria del passato né prospettiva di futuro, rintronato da televisioni che sfornano a getto continuo trasmissioni insensate e da giornali che debbono ogni giorno farsi perdonare peccati di coraggio talmente veniali che qualunque confessore li manderebbe assolti senza neppure imporre un “Pater noster” come penalità minimale.

Perfino il durissimo attacco della Chiesa e della stampa diocesana, che su altri temi avrebbe avuto ampia risonanza, è stato registrato per dovere d’ufficio. Bossi, che ha orecchie attentissime a queste questioni, si è addirittura permesso di mandare il Vaticano a quel paese, definendo insensate le parole dei vescovi sulla strage del mare e invitando il papa a prendere gli immigrati in casa sua perché “noi qui non li vogliamo”.
Alla vergogna c’è un limite. Noi l’abbiamo varcato da un pezzo nella generale apatia e afasia.

* * *

Ci sono varie responsabilità in quanto è accaduto nel barcone dei 78 eritrei, per venti giorni alla deriva in uno specchio di mare popolatissimo di motovedette, aerei, elicotteri, pescherecci delle più diverse nazionalità, italiani, maltesi, ciprioti, egiziani, tunisini e libici. Responsabilità specifiche e responsabilità più generali.

La prima responsabilità specifica riguarda il mancato avvistamento da parte della nostra Marina e della nostra Aviazione. Venti giorni, un barcone di quindici metri con 78 persone a bordo, sballottato dai venti tra Malta e Lampedusa, un braccio di mare poco più ampio di quello percorso da una normale regata di vela.
I ministri Maroni e La Russa dovrebbero fornire al Parlamento e alla pubblica opinione l’elenco dei voli e dei pattugliamenti da noi effettuati in quello spazio e in quei giorni. Il ministro dell’Interno finora si è limitato a chiedere un rapporto sull’accaduto al prefetto di Agrigento.

Che c’entra il prefetto di Agrigento? Il responsabile politico dei respingimenti in mare è il ministro dell’Interno che si vale della guardia costiera, delle capitanerie di porto e delle forze armate messe a disposizione dalla Difesa. Maroni e La Russa debbono rispondere, non il prefetto di Agrigento.

La seconda responsabilità specifica riguarda il pattugliamento italo-libico sulle coste della Libia. Sbandierato ai quattro venti come un grande successo diplomatico, viaggi del premier in Libia, abbracci e baci sulle guance tra Berlusconi e Gheddafi, promesse di denaro sonante e investimenti al dittatore-colonnello, viaggio del medesimo con relativa tenda a Villa Pamphili, scortesie a ripetizione, sempre del medesimo, nei confronti di quasi tutte le autorità istituzionali italiane; secondo viaggio del colonnello e seconda tenda al G8 dell’Aquila, dichiarazioni del ministro degli Esteri, Frattini, per sottolineare l’importanza dell’asse politico Roma-Tripoli.

Risultati zero. Riforma dei centri di accoglienza libici sotto controllo italiano, zero. Quei centri sono un inferno dove i migranti provenienti dall’Africa sahariana e dal Corno d’Africa sono ridotti per mesi in schiavitù e sottoposti alle più infami vessazioni fino a quando alcuni di loro vengono affidati ai mercanti del trasporto e imbarcati per il loro destino. Le vittime in fondo a quel tratto di Mediterraneo non si contano più.

In quei centri, tra l’altro, le autorità italiane dovrebbero individuare quegli immigranti che hanno titolo per essere trattati come rifugiati politici. Queste verifiche non sono avvenute. I migranti eritrei in particolare dovrebbero poter godere di uno “status” particolare come ex colonia italiana, ma nessuno se ne è occupato (e meno che mai, ovviamente, il prefetto di Agrigento).

In compenso le motovedette italiane dal primo giugno ad oggi hanno intercettato un elevato numero di barconi e li hanno respinti nel girone infernale dei centri di accoglienza libici, il che significa che le partenze dalla coste cirenaiche continuano ad avvenire in barba a tutti gli accordi.
Questo stato di cose è intollerabile. Frutto di una legge perversa e d’un reato di clandestinità che ha addirittura ispirato un gioco di società inventato dal figlio di Bossi e brevettato con il titolo “Rimbalza il clandestino”.
Mancano le parole per definire queste infamità.

* * *

Ma esistono altresì responsabilità generali, al di là del caso specifico. Le ha elencate con estrema chiarezza il proprietario di un peschereccio di Mazara del Vallo da noi intervistato ieri.
Perché i pescherecci che avvistano barche di migranti in difficoltà non intervengono? Risposta: se sono in difficoltà superabili, intervengono, forniscono viveri acqua e coperte, indicano la rotta. Se sono in difficoltà gravi, li segnalano alle autorità italiane.
Segnalano sempre? Risposta: non sempre.
Perché non sempre? Risposta: se imbarchiamo i migranti sui nostri pescherecci rischiamo di perdere giorni e settimane di lavoro. Noi siamo in mare per pescare. Con gli immigrati a bordo il lavoro è impossibile.

Non siete risarciti dallo Stato? Risposta: no, per il mancato nostro lavoro non siamo risarciti.
Ci sono altre ragioni che vi scoraggiano? Risposta: chi prende a bordo clandestini e li porta a terra rischia di essere processato per favoreggiamento al reato di clandestinità. Temono di esserlo, perciò molti chiudono gli occhi e evitano di immischiarsi.

Se li portate a Malta che succede? Risposta: peggio ancora, ci sequestrano la barca per mesi e ci tolgono l’autorizzazione a pescare nelle loro acque.
Questi sono i risultati di una legge sciagurata, salutata non solo dalla Lega ma dall’intero centrodestra come un successo, una guerra vittoriosa contro le invasioni barbariche.

Questa legge dovrebbe essere abrogata perché indegna di un paese civile. Nel frattempo gli immigrati entrano a frotte dai valichi dell’Est. Non arrivano per mare ma in pullman, in automobile, in aereo, in ferrovia e anche a piedi. Alimentano il lavoro regolare e quello nero in tutta la Padania e non soltanto.
I famigerati rom e i famigerati romeni vengono via terra e non via mare. La vostra legge non solo è indecente ma è contemporaneamente un colabrodo.

* * *

Alcuni si domandano i motivi del silenzio di Berlusconi su questo delicatissimo tema. La ragione è chiara e l’ha fornita l’onorevole Verdini, uno dei tre coordinatori del Pdl insieme a La Russa e Bondi e quello che meglio di tutti conosce la natura del capo del governo essendo stato con lui e con Dell’Utri uno dei tre fondatori di Forza Italia nell’ormai lontano 1994.

Di che cosa vi stupite, ha scritto Verdini in una sua lettera al “Corriere della Sera” di pochi giorni fa ribattendo alcune domande di Sergio Romano nel suo fondo domenicale. Di che cosa vi stupite? Silvio Berlusconi, con almeno una parte di sé, è un leghista né più né meno di Bossi e quando nel ’93 decise di impegnarsi in politica pensò, prima di decidersi a fondare un nuovo partito, di guidare con Bossi la Lega. Poi scelse di fondare un partito nazionale del quale il nordismo leghista sarebbe stato il pilastro più rilevante.

Così Verdini, il quale in quella lettera rivendica il merito d’aver convinto il premier all’opportunità di dar vita a Forza Italia.
Non si poteva dir meglio. C’è da aggiungere che il peso della Lega è ultimamente aumentato in proporzione diretta alla minor forza politica del premier. La Lega ha oggi una forza di ricatto politico che prima non aveva e la sta esercitando in tutte le direzioni non senza alcuni contraccolpi sulle strutture e sulle alleanze all’interno del Pdl.

Uno dei temi di dibattito di queste ultime settimane è stato il collante che spiega nonostante tutto la persistenza del potere berlusconiano e la sua eventuale capacità di sopravvivere ad un possibile ritiro di Berlusconi dalla gestione diretta di quel potere. Tra le varie spiegazioni è mancata quella a mio avviso decisiva. Il collante del berlusconismo consiste nell’appello continuamente ripetuto e aggiornato agli istinti più scadenti che rappresentano una delle costanti della nostra storia di nazione senza Stato e di Stato senza nazione.

Una classe dirigente dovrebbe rappresentare ed evocare gli istinti più nobili di un popolo, educandolo con l’esempio, spronandolo ad una visione alta del bene comune. Un compito difficile che alcune figure della nostra storia esercitarono con passione, tenacia e abilità politica.
È più facile evocare gli “spiriti animali” e questo è avvenuto frequentemente nelle vicende del nostro paese a cominciare dal “O Franza o Spagna purché se magna” e alle sue più recenti e non meno abiette manifestazioni.

Giorni fa, rispondendo nel suo giornale alla lettera di un giovane leghista a disagio ma privo di alternative alla sua visione nordista, Galli Della Loggia spiegava al suo interlocutore quale fosse l’errore in cui era incappato: una falsa prospettiva storica, un falso revisionismo che ha messo in circolazione una falsa e deteriore immagine del nostro Risorgimento.
Ho riletto un paio di volte l’articolo di Della Loggia perché non credevo ai miei occhi. Il revisionismo da lui lamentato come deformazione della nostra storia unitaria è nato negli ultimi quindici anni proprio sulle pagine del suo giornale e lo stesso Della Loggia ne è stato uno dei più autorevoli esponenti.

Meglio tardi che mai. Purtroppo di vitelli grassi da sacrificare per il ritorno del figliol prodigo oggi c’è grande scarsità. Il solo vitello grasso in circolazione è lo scudo fiscale preparato da Tremonti, che però non riguarda la questione dell’Unità d’Italia e del revisionismo politico. Festeggia soltanto gli evasori fiscali. Anche questa è una (pessima) costante nella storia di questo paese.

(23 agosto 2009)

Articolo demente, a tratti trash per il contenuto, apparso oggi su Repubblica.it, sezione Scuola & Giovani.

Gli studenti del Sud sono COPIONI mentre quei CIUCCI del Nord sono trattati male… ah povera Italia, direbbe Battiato! Se gli studenti del Sud sono bravi hanno copiato o sono stati aiutati dai prof meridionali, che non aiutano gli studenti del Nord, perchè anche li i prof sono meridionali… quindi non può darsi che gli studenti del Sud siano davvero bravi, studiosi e intelligenti… alla fine dei conti, è il sud e le se persone che portano avanti l’Italia! Comunque… Buon San Lorenzo!

La decisione dopo il riscontro di “anomalie” che dimostrerebbero

“comportamenti opportunistici”. Così la graduatoria è stata invertita

di SALVO INTRAVAIA su Repubblica.it

Test Invalsi, i più bravi al Sud "Ma hanno copiato" e vince il NordGli studenti meridionali sono i più bravi d’Italia. Anzi, no: sono i più scarsi perché, nel compilare il test nazionale, hanno copiato o i prof li hanno aiutati. E’ questa la prima lettura del report appena pubblicato dall’Invasi (l’Istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico nazionale) sul test a carattere nazionale, che gli studenti di terza media hanno compilato durante l’esame finale di giugno. Il punteggio “grezzo” per area geografica non lascia spazio a dubbi: in Italiano sono in testa i ragazzini del Centro seguiti da quelli meridionali, ultimi si piazzano gli alunni delle regioni del Nord. In Matematica per gli studenti meridionali le cose vanno ancora meglio: sono in testa, seguiti da quelli e del Centro e dai compagni settentrionali.

Ma, secondo l’Invalsi, le prove compilate dai ragazzini delle regioni al di sotto della Capitale sono “anomali”. “Ad un primo sguardo – si legge nel rapporto – i risultati complessivi sia della prova d’italiano che di quella di matematica non sembrano mettere in luce differenze molto rilevanti all’interno del Paese. In entrambe le sezioni della Prova nazionale il Nord, inteso nel suo complesso, sembra conseguire risultati leggermente inferiori al resto del Paese, mentre le restanti aree non paiono differire in modo significativo”. Possibile? Ed ecco che i dati si invertono.

“Ancor prima di analizzare i dati presentati nelle tavole – continua il dossier – è importante verificare se ed in quale misura i risultati rilevati diano qualche indicazione di comportamenti opportunistici”. In poche parole: di prof che aiutano gli allievi nelle risposte o di studenti che si aiutano copiando ed insegnanti che stanno a guardare. Ma non si era detto che al Nord ci sono tantissimi (troppi) professori meridionali? Al Nord i prof meridionali non aiutano gli studenti e al Sud gli stessi “terroni”, per usare un vocabolo che sta a cuore agli esponenti del Carroccio, danno una mano ai propri alunni? O è anche possibile ipotizzare che gli alunni del Sud sono più furbi di quelli del resto d’Italia?

Ma, se la matematica non è un’opinione, i dati vanno sgrossati dalle furberie. “Il suddetto controllo – spiegano dall’Invalsi – è stato effettuato adottando una metodologia statistica articolata e analitica volta all’individuazione dei dati anomali e della loro conseguente correzione (hard clustering)”. Ma anche applicando la complessa metodologia statistica i conti non tornano. “Tuttavia – proseguono gli esperti – , questo metodo non supera totalmente il problema della presenza dei dati anomali e non è in grado di tenere conto di nuance diverse con le quali le anomalie si possono presentare”.

Ed ecco la soluzione al dilemma. “Per questa ragione è stata adottato un ‘approccio sfuocato’ (fuzzy logic) in grado di fornire ad ogni studente un coefficiente di correzione attenuando così in maniera considerevole l’incidenza di comportamenti opportunistici”. Solo dopo la complicata elaborazione dei dati si giunge alla tabella dei “punteggi medi corretti”. Che, finalmente, ristabilisce i reali valori in campo: primi i ragazzini nel Nord, secondi i compagni del Centro e buoni ultimi quelli del Sud.

(10 agosto 2009)

di FULVIO DI GIUSEPPE da Repubblica.it
Bari, inchieste su appalti e finanziamenti perquisizioni anche nei partiti del centrosinistraBARI – E’ stata una mattinata di perquisizioni e sequestri a Bari, nell’ambito di due differenti indagini su sanità e illecito finanziamento ai partiti.
Nel Policlinico di Bari, militari della Guardia di Finanza hanno operato accertamenti, sequestri e perquisizioni nel reparto di neurochirurgia del professor Ciappetta e si riferiscono all’indagine del pm Giuseppe Scelsi sul presunto giro di mazzette legato alla fornitura di protesi a strutture pubbliche da parte di società riconducibili all’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. Quest’ultimo è indagato a Bari, sempre dal pm Scelsi ma in un’altra indagine, per favoreggiamento della prostituzione per aver inviato, pagandole, giovani donne, tra cui l’escort barese Patrizia D’Addario, nelle residenze private del premier Silvio Berlusconi.

L’altra inchiesta riguarda invece i bilanci dei partiti politici del centrosinistra della Regione Puglia, che sono stati acquisiti dai carabinieri a Bari nell’ambito dell’indagine del pm Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari nella gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario.

A quanto è dato sapere, le acquisizioni vengono fatte nelle sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà, e Lista Emiliano. Gli accertamenti disposti dal magistrato, che ha firmato decreti di esibizione di documentazione, riguardano l’ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti in riferimento al periodo compreso dal 2005 ad oggi, comprese le ultime elezioni al Comune di Bari. Nell’inchiesta del pm Desirè Digeronimo sono finora indagate una quindicina di persone tra cui l’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore. Le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa; per alcuni reati si ipotizza l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa. Al centro dell’indagine anche l’ipotesi della contiguità tra un clan della criminalità barese e un partito politico.

(30 luglio 2009)

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