Articolo demente, a tratti trash per il contenuto, apparso oggi su Repubblica.it, sezione Scuola & Giovani.
Gli studenti del Sud sono COPIONI mentre quei CIUCCI del Nord sono trattati male… ah povera Italia, direbbe Battiato! Se gli studenti del Sud sono bravi hanno copiato o sono stati aiutati dai prof meridionali, che non aiutano gli studenti del Nord, perchè anche li i prof sono meridionali… quindi non può darsi che gli studenti del Sud siano davvero bravi, studiosi e intelligenti… alla fine dei conti, è il sud e le se persone che portano avanti l’Italia! Comunque… Buon San Lorenzo!
La decisione dopo il riscontro di “anomalie” che dimostrerebbero
“comportamenti opportunistici”. Così la graduatoria è stata invertita
di SALVO INTRAVAIA su Repubblica.it
Gli studenti meridionali sono i più bravi d’Italia. Anzi, no: sono i più scarsi perché, nel compilare il test nazionale, hanno copiato o i prof li hanno aiutati. E’ questa la prima lettura del report appena pubblicato dall’Invasi (l’Istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico nazionale) sul test a carattere nazionale, che gli studenti di terza media hanno compilato durante l’esame finale di giugno. Il punteggio “grezzo” per area geografica non lascia spazio a dubbi: in Italiano sono in testa i ragazzini del Centro seguiti da quelli meridionali, ultimi si piazzano gli alunni delle regioni del Nord. In Matematica per gli studenti meridionali le cose vanno ancora meglio: sono in testa, seguiti da quelli e del Centro e dai compagni settentrionali.
Ma, secondo l’Invalsi, le prove compilate dai ragazzini delle regioni al di sotto della Capitale sono “anomali”. “Ad un primo sguardo – si legge nel rapporto – i risultati complessivi sia della prova d’italiano che di quella di matematica non sembrano mettere in luce differenze molto rilevanti all’interno del Paese. In entrambe le sezioni della Prova nazionale il Nord, inteso nel suo complesso, sembra conseguire risultati leggermente inferiori al resto del Paese, mentre le restanti aree non paiono differire in modo significativo”. Possibile? Ed ecco che i dati si invertono.
“Ancor prima di analizzare i dati presentati nelle tavole – continua il dossier – è importante verificare se ed in quale misura i risultati rilevati diano qualche indicazione di comportamenti opportunistici”. In poche parole: di prof che aiutano gli allievi nelle risposte o di studenti che si aiutano copiando ed insegnanti che stanno a guardare. Ma non si era detto che al Nord ci sono tantissimi (troppi) professori meridionali? Al Nord i prof meridionali non aiutano gli studenti e al Sud gli stessi “terroni”, per usare un vocabolo che sta a cuore agli esponenti del Carroccio, danno una mano ai propri alunni? O è anche possibile ipotizzare che gli alunni del Sud sono più furbi di quelli del resto d’Italia?
Ma, se la matematica non è un’opinione, i dati vanno sgrossati dalle furberie. “Il suddetto controllo – spiegano dall’Invalsi – è stato effettuato adottando una metodologia statistica articolata e analitica volta all’individuazione dei dati anomali e della loro conseguente correzione (hard clustering)”. Ma anche applicando la complessa metodologia statistica i conti non tornano. “Tuttavia – proseguono gli esperti – , questo metodo non supera totalmente il problema della presenza dei dati anomali e non è in grado di tenere conto di nuance diverse con le quali le anomalie si possono presentare”.
Ed ecco la soluzione al dilemma. “Per questa ragione è stata adottato un ‘approccio sfuocato’ (fuzzy logic) in grado di fornire ad ogni studente un coefficiente di correzione attenuando così in maniera considerevole l’incidenza di comportamenti opportunistici”. Solo dopo la complicata elaborazione dei dati si giunge alla tabella dei “punteggi medi corretti”. Che, finalmente, ristabilisce i reali valori in campo: primi i ragazzini nel Nord, secondi i compagni del Centro e buoni ultimi quelli del Sud.
(10 agosto 2009)
Distribuite le pagelle agli atenei italiani: 27 università promosse e 27 bocciate. Questa mattina, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all’Anvur (l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario) che assorbe il Cnvsu (il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario) e il Civr (il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca). Agli atenei virtuosi già da quest’anno andrà un finanziamento più consistente, quelli spendaccioni e inefficienti dovranno accontentarsi di meno risorse.
ROMA – Nell’università di Lecce— ateneo finito al penultimo posto nella graduatoria sulla qualità del Sole 24 Ore—la tassazione media si aggira intorno ai 350 euro l’anno. Senza scomodare il Mit o altre università americane da 40 mila euro l’anno, si tratta di una cifra superiore di soli 150 euro rispetto a quanto una famiglia spende per mandare un figlio al liceo. Al Politecnico di Milano, primo nella stessa graduatoria, uno studente spende mediamente quattro volte tanto.