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Articolo di Marco Travaglio (da Il Fatto Quotidiano del 31 Dicembre 2009) pubblicato su Voglioscendere.it

Eh pensare che ci sono ancora dei sindaci che vorrebbero intitolagli piazze (ma anche vie e parchi, fa lo stesso…), sindaci che hanno già intitolato vie e piazze (ben 7 secondo Google Maps, 3 in Puglia) e dei finti modenesi che si ostinano a scrivere “Chi era Craxi” tessendone le lodi, innalzandolo a martire, vittima della corruzione italiana! Ah, come stiamo messi male…

Fra le varie balle che circolano su Craxi, la più indecente è quella secondo cui nel 1992-’93 i socialisti erano trincerati nel bunker di Craxi, assediati da toghe rosse e giustizialisti assortiti.

La verità è che i primi a scaricare Craxi furono proprio i ragazzi dello zoo di Bettino: quel variopinto caravanserraglio di nani e ballerine, prosseneti e miliardari che si faceva chiamare Partito Socialista. Al primo scossone i topi fuggirono dalla nave, in linea con la tradizione italiota della fuga da Caporetto descritta da Malaparte ne La rivolta dei santi maledetti: “Fuggivano gli imboscati, i comandi, le clientele, fuggivano gli adoratori dell’eroismo altrui, i fabbricanti di belle parole, i decorati della zona temperata, i giornalisti, fuggivano i Napoleoni degli Stati maggiori…fuggivano tutti in una miserabile confusione, in un intrico di paura, di carri, di meschinerie, di fagotti, di egoismo e di suppellettili, tutti fuggivano imprecando ai vigliacchi e ai traditori che non volevano più combattere e farsi ammazzare per loro”.

Claudio Martelli, il delfino, prometteva “rinnovamento” per “restituire l’onore ai socialisti”, esaltava “la salutare azione dei giudici di Mani pulite”, strapazzava Craxi per aver rifiutato di “usare la scopa o la spada contro i corrotti”; “Bettino non lo riconosco più, mi ricorda Salò” (30-9-92); “Ha lasciato che il malcostume si diffondesse e ha risposto in modo improvvido alle inchieste sulla corruzione” (28-11-92).

Gianni De Michelis, che Biagi chiamava l’Avanzo di Balera, denunciò “la gestione lacunosa del Psi” e la “scarsa attenzione alla degenerazione dei partiti” (19-6-92). Rino Formica, che ora delira di complotti internazionali, non aveva dubbi: “Il Psi era pieno di craxini che, non riuscendo a realizzare il socialismo, cercavano almeno un po’ di benessere” (1-11-92), “Craxi si comporta da stalinista, usa metodi autoritari e dispotici” (11-11-92).

Ferocissimo Ottaviano Del Turco: “Non mi stupisco affatto del partito degli affari all’interno del Psi. Ho sempre denunciato quelli che brillano per la luce dei soldi, come Paperon de’ Paperoni” (15-5-92); “Craxi non ha messo a disposizione del partito alcunché. Dei conti esteri non mi disse nulla” (8-11-94).
Perfino Paris Dell’Unto, detto Er Roscio, sparava a zero: “Craxi non ne azzecca più una. Più che un caso politico, è un problema sanitario” (13-11-93); “Bettino non si rende conto che rischia di eliminare non il Psi, ma cent’anni di storia. La gente non ne può più di ville al mare, yacht, feste, notti al night e mignotte” (3-5-93).

E perfino il cognatissimo Paolo Pillitteri cannoneggiava: “Io la chiamerei Cupola per rendere l’idea di quel che è successo fra politici e imprenditori a Milano” (3-5-92).
Anatemi anche dal cappellano Gianni Baget Bozzo: “Craxi doveva andare a Milano e chiedere perdono. C’è una questione morale, prima che politica. Nel centenario del Psi bisognava chiedere scusa per le tangenti incassate. Persino il Pci ha dovuto dire: ho sbagliato” (11-9-92).
Francesco Forte, reduce dai pellegrinaggi in Somalia, tuonava: “Sono stufo di andare a comprare i giornali e sentirmi dire: ‘Ma questo non è ancora in galera?’. Mi vergogno di essere un politico, per giunta socialista” (9-7-92).

E Giuliano Amato: “Molti nel partito si sono arricchiti: bisognava buttarne via qualcuno” (26-11-92). Intanto Craxi fuggiva ad Hammamet e Berlusconi fingeva di non conoscerlo: “Io a Craxi non devo nulla” (21-2-94); “Ho sempre riconosciuto il ruolo dei magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. Tv e giornali della Fininvest sono stati sempre in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Di Pietro” (6-12-94). La migliore resta quella di Bobo Craxi, che a 25 anni era già segretario del Psi milanese per discendenza diretta: “Non mi sono mai considerato craxiano” (10-9-92).
Ecco, per i craxiani vale quello che diceva Montanelli dei Savoia: “Sono come le patate: la parte migliore è sottoterra”.

Articolo di Enrico Fierro tratto da “Il Fatto Quotidiano” del 27 Dicembre 2009.

In questa intervista Michele Emiliano, già Sindaco di Bari e neo-candidato alle Elezioni  Regionali 2010 per il PD, spiega come farà il Centro-Sinistra Pugliese a perdere le elezioni, dopo 5 anni in cui, grazie alla “governance” di Vendola, la Puglia ha fatto di sicuro grandi passi in avanti in tutti i campi.

Il candidato Emiliano ammette: “Divisi perderemo”

Nichi Vendola è candidato. Michele Emiliano, il sindaco di Bari, ieri ha sciolto tutte le riserve possibili: è in campo per la presidenza della Regione Puglia. Michele contro Nichi, la sinistra spaccata, la Primavera pugliese nel cestino.

Sindaco Emiliano, in Puglia il centrosinistra si avvia allegramente verso il suicidio?

Certo, se uno si sveglia una mattina e dice io sono candidato comunque, a prescindere dalle decisioni dei partiti che lo devono sostenere, incurante dei sondaggi che lo danno sconfitto, è chiaro che si va verso il suicidio politico.

Quell’uno è Nichi Vendola?

Chi se no? È lui che con un un atteggiamento da kamikaze dice a tutti i partiti della nuova coalizione che vogliamo costruire o mi seguite oppure c’è il baratro. Così non va, questa non è politica. Io ho deciso di prendermi le mie responsabilità proprio per fermare i kamikaze. Sia chiaro: il Pd pugliese non può consegnare il proprio futuro politico nelle mani di Vendola. Siamo determinati, bisogna smetterla di farsi ricattare.

Quindi assisteremo ad una campagna elettorale fratricida, con lei da una parte e Vendola dall’altra. Mi sembra fin troppo facile prevedere che vincerà il centrodestra.

Mi auguro che questo scenario non si verifichi, altrimenti avrà ragione lei vincerà la destra.

E a quel punto di chi sarà la colpa?

Di tutti. Ma spero che con Nichi si possa tornare a parlare di politica.

La Primavera pugliese è morta, chi è l’assassino?

Da anni ho smesso di cercare colpevoli, ora faccio politica. E la politica mi dice che la Primavera era già morta nella coscienza degli elettori. Nel 2004 vincemmo le elezioni di Bari con uno scarto di 40mila voti, risultato che spalancò le porte alla vittoria di Nichi un anno dopo, e aiutò molto la vittoria di Prodi. Quest’anno ho vinto con uno scarto di soli 6mila voti e l’Udc correva da solo. Come vede la Primavera non vince, bisogna costruire una alleanza più ampia che vada dal partito di Casini al raggruppamento di Adriana Poli-Bortone. Un’alleanza per il Sud che può aiutarci a mandare a casa Berlusconi. Noi dobbiamo evitare il ricongiungimento morale tra moderati e destra berlusconiana. Un’operazione da svolta epocale che gli elettori hanno capito, visto che i sondaggi ci danno ragione.

E allora perché non fare le primarie?

Perché sono inutili, politicamente superflue, visto che l’Udc ha dichiarato che con Vendola non c’è nessuna possibilità di accordo. E non per motivi personali, ma perché l’elettorato di quel partito non capirebbe. Per i sondaggi l’Udc è al 12%, voti indispensabili per vincere. E allora abbiamo chiesto a Nichi di indicare un altro nome, ma lui non lo ha fatto, forse perché ritiene la sua candidatura la precondizione per ogni tipo di alleanza. Mi dispiace che non abbia indicato alternative, visto che da due anni, ormai, fa un altro lavoro che gli porta via molto tempo. Sta costruendo un partito, lasciando la Regione potrebbe dedicarsi a questo lavoro full-time e riprendere il suo ruolo di grande profeta del Sud.

Ma che fa ironizza?

Su Nichi mai. Per lui provo grande stima e affetto.

Vendola il poeta della Primavera è stato sconfitto dalla realpolitik dalemiana?

No, dalle urne, dagli elettori.

Esagero se dico che la situazione che sta vivendo il Pd in Puglia è drammatica?

Affatto. E’ una situazione drammatica, ma anche piena di speranze, perché noi possiamo diventare il laboratorio politico dove si sperimenta una nuova alleanza per l’Italia intera, quella che dovrà liberare il Paese dal berlusconismo.

Sindaco, se si candida alla Regione si dovrà dimettere. C’è una legge che glielo impedisce e che quindici consiglieri regionali vendoliani non vogliono cambiare. Non ci sono i numeri.

Il Consiglio regionale è convocato per il 19 gennaio e sui numeri non sarei così sicuro.

L’intervista è finita. Da Bari non arrivano buone notizie: Vendola non arretra di un millimetro, si candida. Un assessore regionale annuncia: o si fanno le primarie o ricorreremo al giudice. La Primavera pugliese finisce nel peggiore dei modi. In Tribunale.

Articolo tratto da Antefatto.it scritto da Massimo Fini su Il Fatto Quotidiano del 26.09.09

Come mai tanta brava gente, pur capendo benissimo chi è Berlusconi, continua a dargli la preferenza? Perché la sinistra è odiosa. Ha una perenne supercigliosità, una puzzetta sotto il naso, un guardar dall’alto in basso che le deriva dalla tradizione del vecchio Pci, solo che quando questo atteggiamento era di Amendola o di altri comunisti dell’epoca poteva anche avere una legittimità e incutere rispetto, negli stracciaculi di oggi suscita solo fastidio.

L’attuale destra, che per la verità si fa fatica a chiamar tale perché la destra è una cosa seria, è molto meno spocchiosa. A cominciare dal “lider maximo”. Ho un paio di ricordi in proposito. Ero a San Siro, con mio figlio, a vedere Milan-Toro. Poiché il Milan praticava una politica di abbonamenti a tappeto avrei dovuto andare in curva, ma con un bambino di dieci anni non me l’ero sentita di portarlo fra gli assassini. Così ero finito fra gli stronzi della Tribuna d’Onore. Durante l’intervallo molti importanti giornalisti – mi ricordo Piero Ostellino - si erano accalcati attorno a Berlusconi, vezzeggiandolo con alti squittii. La scena si era ripetuta alla fine della partita. Io stavo uscendo dallo stadio con mio figlio. Berlusconi mollò il manipolo di leccaculi e venne dritto verso di me: «L’ho vista ieri al Costanzo Show». «Ah, ma vede proprio tutto, presidente» risposi e me ne andai. Sapeva benissimo che ero un antipatizzante, ma per il suo narcisismo, per la sua inesausta ansia di piacere a tutti, per l’incapacità antropologica di concepire che si possa pensarla diversamente da lui, aveva cercato di sedurmi. Non ci era riuscito. Ma almeno ci aveva provato. Aveva dimostrato attenzione per la mia persona. E lo stesso mi è capitato le volte che ho incrociato Fedele Confalonieri che, nella coppia, ha la parte del “poliziotto buono”.

Se incontro, a qualche trasmissione, Pecoraro Scanio, dicesi Pecoraro Scanio, costui mi passa attraverso, non mi vede neanche. Pamela Villoresi è una mia cara amica e quando si trova a Milano è ospite da me. È la classica “suorina di sinistra ” – in più di vent’anni di conoscenza non mi è riuscito di convertirla a sentimenti più sobri – e alla sinistra, per pura passione ideale, ha reso parecchi servigi gratuiti. Poiché oltre a far l’attrice organizza festival di teatro è costretta ad avere rapporti con le Istituzioni. Bene, l’ho vista cercare di contattare Rutelli, dicesi Rutelli, e passare per una trafila esasperante, senza riuscirci. Di recente mi ha raccontato, un po’ sbalordita e un po’ lusingata: «Sai, l’altro giorno ho telefonato a Gianni Letta. Non mi ha lasciato quasi aprir bocca: “Signora che piacere. Io l’ammiro moltissimo. Vediamoci quando vuole, anche subito”». Sarà l’ «inferiority complex» che questa destra nutre nei confronti del mondo della cultura, ma così è. Poi magari fanno leggi che segano cultura, teatro, scuola. Ma, sul piano personale, la sinistra riesce ad essere più antipatica di questi mezzi manigoldi. E ce ne vuole.

www.massimofini.it

Oggi, 23 settembre 2009, è uscito per la prima volta in edicola “il Fatto, Quotidiano” il giornale di Antonio Padellaro, Marco Travaglio & Co.

Primo numero, primo terremoto! INDAGATO LETTA titola la prima pagina! Da 10 mesi. E nessuno ne parla! Questo giornale, nato senza un Editore Padrone, costituito da una Spa fatta dagli stessi giornalisti, ha l’intenzione di non guardare in faccia a nessuno, come dice lo stesso Padellaro nei video pubblicati su youtube nei giorni precedenti all’esordio nel mondo della carta stampata.

Il nuovo quotidiano, in edicola dal martedì al sabato, è supportato da un blog http://antefatto.ilcanocchiale.it. Anche se non raggiunge tutte le edicole d’Italia (sul blog trovate la lista delle città raggiunte), oggi, giorno della sua prima pubblicazione, ha esaurito tutte le sue copie già dalle 9.30 del mattino. Per questo motivo, i redattori hanno pubblicato su internet la versione in pdf del primo numero (link), gratuitamente.

E’ possibile abbonarsi, sia alla versione cartacea che a quella elettronica.

Per quanto riguarda il primo numero e l’articolo su Letta vi rimando al sito del giornale, o meglio all’articolo di smentita del Governo e alla risposta della redazione.

IL “CASO LETTA”

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