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L’APPELLO DEI TRE GIURISTI

L’attacco a “Repubblica”, di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera “retoriche”, perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere. Invece, si batte la strada dell’intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di “cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee”, come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell’informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso. Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d’informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto.

Franco Cordero

Stefano Rodotà

Gustavo Zagrebelsky

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Articolo tratto da AgoraVox Italia sulla “libertà” di informazione in Italia.

“Con questa informazione povera Italia. Per loro la libertà di stampa è libertà di insulto, mistificazione, diffamazione. Il 90% dell’informazione guida una campagna eversiva contro la democrazia e il paese rischia di diventare una tirannia che opprime i cittadini”. E’ una sintesi di quello che ha detto Berlusconi su una delle sue televisioni. Bisogna dire che ha completamente ragione.

Lo stato dell’informazione rischia davvero di trasformare il paese in una tirannia di fatto. Eppure a lui non basta tutto quello che ha fatto finora per distruggere la libertà di stampa. Vuole darle il colpo di grazia. L’insulto, la mistificazione e la diffamazione sono infatti le armi preferite delle sue televisioni e dei suoi giornali, ormai da anni. La sua appartenza alla P2 e i suoi rapporti poco chiari con la mafia sono stati taciuti da tutte le televisioni italiane e dalla stragrande maggioranza della stampa, a parte poche eccezioni.

Durante i governi di centrosinistra i suoi media hanno tirato fuori storie assurde, come la presunta appartenenza di Prodi al Kgb. I suoi giornali hanno pubblicato illazioni prive di fondamento ottenute da “note informative” di elementi deviati dei servizi segreti che spiavano illegalmente giornalisti e magistrati. La mistificazione della realtà è imperante in questo paese da 15 anni. Il suo impero mediatico ha inventato un’emergenza criminalità che non è mai esistita e ha tuonato contro le tasse altissime dei governi di centosinistra quando in realtà non è ancora prevista alcuna diminuzione delle tasse durante il suo governo.

La cosa più incredibile è che molti italiani credono davvero, come lui, a questo ribaltamento totale della realtà. Il distruttore della libertà di stampa sarebbe il perseguitato dall’informazione. Il sindacato dei giornalisti italiani un covo di cattocomunisti.
Ma secondo lui il suo gradimento è sempre al 70% (ammette di aver perso 5 punti percentuali rispetto ad aprile, ma non di più) perché “la maggioranza degli italiani vorrebbe essere come me, si riconosce in me e condivide i miei comportamenti”. In effetti alla maggioranza dei maschi italiani piacerebbe poter dare frequenti feste nelle proprie ville con un alto numero di donne giovani e carine, ma forse la maggioranza degli italiani non vedrebbe l’organizzazione di festini come una qualifica ottimale per essere presidente del consiglio, se fosse informata dalle televisioni nazionali invece che tenuta nell’ignoranza.
“La sinistra vorrebbe una politica delle porte aperte verso gli immigrati clandestini per dare poi loro il diritto di voto al fine di avere un’eventuale futura vittoria elettorale. Questo noi non lo consentiremo”, dice il premier. Certo le persone che vivono in un paese non sono cittadini, ma servono solo in quanto potenziali elettori, e certamente è difficile che gli immigrati diventino elettori del PdL se il partito di Berlusconi emana leggi razziali contro di loro.
Come sempre accade ultimamente l’intervento di Berlusconi si conclude con una minaccia: “Porteremo in Parlamento la riforma del processo penale, di cui c’è grande bisogno, e ci occuperemo di garantire il rispetto della privacy di tutti’’, che tradotto vuol dire distruggeremo la magistratura come potere indipendente dello stato e impediremo all’informazione di riferire qualsiasi notizia critica che riguardi i politici italiani, e soprattutto me.

Ha proprio ragione lui, povera Italia.

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