nel caso in cui non la conosceste ancora… vi propongo questa fantastica canzone di Max Gazzè. Si chiama “Mentre dormi”.
nel caso in cui non la conosceste ancora… vi propongo questa fantastica canzone di Max Gazzè. Si chiama “Mentre dormi”.

Paranormal Activity? Visto il 5 Febbraio… giorno d’uscita in Italia.
Il mio giudizio? In assoluto il film più brutto che abbia mai visto nella mia vita. Le 5 euro peggio spese da quando nel 2001 la lira ha fatto spazio alla moneta unica. Una storia stupida, facilmente intuibile il finale, atteso con ansia sin dal decimo minuto da ogni spettatore, non per sapere la fine della storia ma per andare via dal cinema. Avranno sbagliato genere. Dalle risate degli spettatori sembrava che la storia di Katie e Micah fosse un film comico, anche se nell’intero lungometraggio non c’è l’ombra di una battuta. In certe scene ho sentito più risate che in tutto il film di Pieraccioni “Una moglie bellissima”. Il film non vale più dei 15000 dollari con cui è stato prodotto, e penso che la vecchiaia stia dando i suoi risultati anche su Steven Spielberg che ha comprato i diritti della pellicola, distribuendola con la sua casa di produzioni, la Dreamworks. L’interessamento del famoso regista ha suscitato un polverone mediatico, secondo me abilmente costruito “ad arte” intorno a questo film, che in america ha già incassato 9 milioni di dollari. Ah, chi li capisce sti americani?!? Dicevano “il film che non vi farà più dormire in casa“! In effetti avevano ragione: dopo 86′ di sono ininterrotto, è senz’altro difficile prendere sono anche a casa! In complesso il film non merita più di 3,5 e sono stato generoso. Patetico!
Ecco la trama su mymovies.it
PS: sono sconvolto: faranno la seconda parte… ecco il link
Visto ieri sera. Film molto bello, a tratti comico ma con argomenti molto molto seri. Colonna sonora spettacolare.
Recensione di Marzia Gandolfi da MyMovies.it:

Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, Jonathan Safran Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista. Jonathan Safran Foer è anche il nome del suo personaggio che compiendo un viaggio nella memoria ricostruisce la vita del villaggio di Trachimbord, uno dei numerosissimi shtetl bruciati e dimenticati durante la Seconda Guerra Mondiale. Un luogo che ha smesso per sempre di essere geografico sopravvivendo soltanto nell’anima di coloro che ne hanno pazientemente raccolto e conservato, fino a collezionarle, le tracce. Il viaggio di Jonathan si avvia da una fotografia del nonno ritratto accanto ad Augustine, ad accompagnare la sua ricerca sarà un altro nipote, Alexander Perchov, voce narrante del film, e un altro nonno che scopriremo “sopravvissuto” ed ebreo. Il nonno di Alex, per gli amici, è un brusco uomo di Odessa che ha cancellato la sua “ebraicità” fino a trasformarla in rabbioso antisemitismo. La sua cecità, marcata da scuri occhiali da sole e accompagnata da una cagnetta guida “psicopatica”, è finta, simulata quanto la vita che disperatamente ha cercato di (soprav)-vivere lontano da Trachimbord.
Molto prima della fine del viaggio, Joanathan e Alex scopriranno di vivere la stessa vita accreditata proprio dagli oggetti appartenuti ai loro cari.
Un’opera prima illuminante e illuminata come “ogni cosa” nel titolo che lavora sui registri del tragico e del comico, rivelando del primo l’universalità e del secondo il tempo e i modi della cultura, nel caso specifico quella yiddish. Eppure il pubblico in sala, almeno quello cosiddetto specializzato, non ne ha colto l’umorismo. Forse perché, come sosteneva Umberto Eco, per il comico bisogna essere più colti.