di Antonio Bozza
Gruppo formatosi nel 2001 composto da musicisti di diverse esperienze musicali, gli Aretuska spaziano tra ska, jazz, reggae e patchanka, mischiando diverse sonorità, tra cui il mambo e il folk siciliano, supportati dall’esperienza del loro leader, Roy Paci. Rosario (Roy) Paci è un trombettista siciliano, che dopo moltissime collaborazioni, tra cui Mau Mau, Zu, Manu Chao, Ivano Fossati, Subsonica, Piero Pelù, Vinicio Capossela, Arpioni e tanti altri, ha fondato gli Aretuska (nome ispirato ad Aretusa, l’isola su cui sorse la città di Siracusa). Roy, come tanti artisti, ha fondato nel 1998 un’etichetta indipendente, l’Etnagigante, per dare spazio a nuovi gruppi emergenti siciliani, e nella quale rientra il progetto degli Aretuska, anche se quest’album è targato V2Records. Giunti al loro quarto album (tutti in studio), Roy Paci & Aretuska sono saliti alla ribalta con la canzone Toda joja toda beleza, cantata a metà tra lo spagnolo e il portoghese, con la collaborazione di Manu Chao, che è diventata colonna sonora dell’estate 2007, nonché sigla del programma di Canale5 “Zelig Circus”. La canzone è il primo singolo dell’album SuoNoGlobal, composto di 15 tracce, tutte pseudo singoli da ballare vicino al mare! Tante collaborazioni, con Pau dei Negrita per il secondo singolo Giramondo, con i Corveleno che porta una ventata di Hip-Hop romano nella canzone “Tango Mambo Jambo”, con Caparezza e i Sud Sound System con “Mezzogiorno di Fuoco” in cui è reso pubblico il loro amore per il Sud, con Rais (cantante degli Almamegretta) nella canzone “Siente a Mme”, con Enriquez (cantante dei Banda Bardò) in “Meglio la vecchiaia”. Mancano all’appello 9 canzoni, tra cui una polemica “L’isola dei fessi” (in cui si esprime un ottimo Roots Reggae), una romantica “Senza di te” e una nostalgica “Nella mia terra”, oltre a “Beleza”, riproposizione del primo singolo senza l’apporto vocale di Manu Chao, e “Searchin’ for the sunshine”, unica traccia cantata in inglese. In quest’album si sente la mancanza di una sezione fiati che nonostante sia composta di ben quattro elementi, non è presente come negli album precedenti. Non a caso nessuno strumentale e pochi assoli (a parte due di sax e la solita piacevole tromba di Roy). Apporto fondamentale è dato dall’ingresso di Cico (Mc Vocal) che riempie i vuoti vocali. Curiosa è l’interpretazione del titolo dell’album: SuoNoGlobal che a un’attenta lettura, lancia un messaggio importante; è la contrazione di Suono No Global. Infatti, come lui stesso ha dichiarato in un’intervista per Panorama, “il suono, cioè la musica, è globale, mischia generi e mondi diversi, ma è no global”. Anche la sua copertina, caratterizzata da un’enorme varietà di colori, è un chiaro tributo all’immaginario dei Mano Negra (ex gruppo di Manu Chao), come ha ammesso lo stesso Roy. Quest’atmosfera di festa, rappresentata nella copertina, è la diretta conseguenza del clima con cui si è creato l’album: infatti, è nato a “la Posada”, in provincia di Lecce, lo studio di registrazione costruito dallo stesso Roy Paci, con l’aiuto di “125 bottiglie di vino rosso”. La loro “baldoria”, forse dovuta a “cause di forze maggiori”, che si sente in molte canzoni, riesce a lasciar stampato sul volto un allegro sorriso e a far dimenticare anche le numerose differenze, musicali e non, presenti tra di noi, che possono essere quasi eliminate con l’aiuto di una bottiglia di vino.