di Antonio Bozza

Paolo Benvegnù… uno degli artisti del panorama cantautoriale che, soprattutto negli ultimi tempi, si sta affermando con una carriera da solista che promette molte cose buone. Autore e compositore delle sue opere, Paolo Benvegnù si affaccia nell’ambiente “indie” italiano con la sua band, gli Scisma, già dal 1995, quando pubblica un album autoprodotto dal nome Bombardando cortina. Questo sarà seguito, da altri 2 album, Armstrong e Rosemary Plexiglas; quest’ultimo, senza dubbio, il loro miglior lavoro, contraddistinto da una ritmica più rockeggiante e da testi più ricercati. Chiusa, nel 2000 dopo aver vinto l’Arezzo Wave, e dopo essere stata l’unica band italiana prescelta per i Festival europei “Europa connection”, la parentesi Scisma, Paolo Benvegnù si propone nell’ambito solista. Nascono album come Piccoli fragilissimi film e 14-19. Piccoli fragilissimi film (Audioglobe), è il suo capolavoro, premiato come “Miglior Tour 2004″ al MEI (Festival della Musica Indipendete) di Faenza. Da questo album si nota come, Paolo Benvegnù sia un artista di sensibilità superiore. Le storie di questo album raccontano la vita con una sincerità disarmante. È questo che caratterizza il passaggio a solista; se con gli Scisma, a volte, si alzavano muri di chitarre e testi che dimostravano la paura dell’uomo di scoprirsi fragile, in questo album, tutto si distende, i suoni si fanno tenui, e il pianoforte si incarica di sorreggere confessioni intimissime. La ricerca dei testi, già egregia con gli Scisma, si è fatta ancora più profonda, ma tutto diventa più semplice, più nitido: alla musica è affidato il compito gravoso di accompagnare liriche splendide, senza però disturbarle. È così che nascono canzoni capaci di spaziare su diversi temi: così si va dall’ammissione della propria debolezza (Il mare verticale), a pensieri sconsolati sull’umanità del tutto incapace di notare le cose essenziali (Il sentimento delle cose), al tema più usato nella musica, ovvero l’amore (Io e Te). Fatta eccezione per alcuni momenti, Paolo non sembra ricordare il suo passato indie, ma si riallaccia ai cantautori italiani, ricercando la melodia senza soffocarla, liberandola. È quello che succede nel finale del disco dove si trovano ottime canzoni come È solo un sogno, Catherine, Quando passa lei. In mezzo a questa pacatezza, c’è spazio per la drammatica Brucio, e lo sfoco di Suggestionabili, che forse vogliono ancora testimoniare la presenza di un animo ancora teso, inquieto. Nell’album si trovano anche passaggi mal riusciti o troppo forzati come Fiamme e Only for you. Non si può restare indifferenti dopo aver assistito ad una sua performance dal vivo; le sue canzoni lasciano spazio a qualche gag comica, improvvisata dalla sua band composta da bravissimi musicisti, capaci di alternarsi ai vari strumenti. Tra le sue collaborazioni spicano quelle con Marco Parente, e come produttore artisctico per i Perturbazione, Terje Nordgarden e Brychan; inoltre la sua canzone “E’ solo un sogno” è stata cantata da Irene Grandi e inclusa nel suo “Best of”.

A Febbraio è uscito il suo terzo album dal nome “Le Labbra”, distribuito da Venus. L’album verrà accompagnato da un lungo tour che porterà Paolo Benvegnù sia in Italia che all’estero.

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