di Antonio Bozza

In questi anni, la lotta alla mafia si è sempre più intensificata, e non solo tra i banchi dei tribunali, ma anche nelle piazze, nelle scuole, nelle associazioni e anche nella musica. Sono tanti i gruppi e i musicisti che lottano in prima persona contro questo cancro, che investe tutti gli ambiti della “cosa pubblica”. Proprio per questo scopo nel 2000 è nato il progetto “La musica della mafia”; questa è una trilogia di cd, in cui vengono narrate le storie, i riti, le abitudini che riguardano la mafia calabrese, la cosiddetta “’Ndrangheta”. Questa iniziativa ha avuto un vasto successo in Germania, Francia, e in molti paesi Europei, suscitando la curiosità di molte testate giornalistiche. Tutto sommato, non è stata portata a termine, poiché nel 2005, il giorno prima dell’uscita del terzo cd, fu ucciso il Vicepresidente del Consiglio della Calabria, Francesco Fortugno.

Anche altri artisti si sono impegnati contro la mafia: la lista è lunghissima, e va da Carmen Consoli, che in Sicilia è nata e che ha duramente contestato la mafia in quanto tale, a Fabrizio Moro, che con il suo primo successo, Pensa, vincendo “Sanremo Giovani” ha tirato un duro colpo alla mafia, sentendosi ispirato dai Giudici Falcone e Borsellino, visti in una fiction televisiva.

Insieme a loro, tantissimi altri artisti, da Caparezza a Roy Paci, dai Nomadi ai Modena City Ramblers, hanno cantato di mafia, cercando di creare un sentimento comune, che si opponesse a questo assurdo regime. E, in un certo senso, ci sono riusciti: sono tante le manifestazioni, che in questi ultimi anni, hanno portato sempre più giovani a muoversi contro la mafia; dalla manifestazione in Calabria dopo l’assassinio di Fortugno, a quella, organizzata dall’associazione “LIBERA contro le mafie”, di Bari, di che ha portato in piazza 100.000 giovani.

Ma c’è anche da dire che ci sono dei casi in cui la mafia si è talmente insediata che è venerata anche dai ragazzi che, in altre parti del mondo, la combattono: non molto tempo fa, varie agenzie hanno battuto una notizia sconvolgente: in alcune scuole campane, in temi di italiano, sono comparse frasi come: “…la mafia ci protegge…” o “…se qualcuno ci vuole fare del male i clan ci proteggono…”; questo indica che anche se in molti si mobilitano contro di lei, la mafia è ancora forte, e in alcune zone rappresenta uno status symbol che sarà difficile da smuovere.

Oltre questo, si ha la netta sensazione che porta verso una conclusione: forse qualcosa sta cambiando, forse le morti di Peppino Impastato, di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, del Gen. Dalla Chiesa, e di tutti coloro che hanno perso la vita servendo lo stato, stanno servendo a qualcosa, forse i giovani si stanno rendendo conto che “la mafia è una montagna di merda”, forse un giorno ce la faremo… forse!

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