Trecentomila in piazza per la libertà di informazione.

di Antonio Bozza

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. (Articolo 21 – Costituzione Italiana)

 

Sono circa 500 mila le firme raccolte da Repubblica.it. 500 mila persone che hanno preso posizione firmando l’appello dei tre giuristi Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky contro il “tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia.” L’appello è stato sottoscritto in seguito alla citazione in giudizio per diffamazione da parte di Berlusconi nei confronti di Repubblica e de l’Unità, formulata dopo le fatidiche 10 domande rivolte al premier sul “caso Noemi” e dopo la presa di posizione de l’Unità con vari articoli. Subito il mondo dell’informazione, dello spettacolo e della cultura si è mosso in difesa dei quotidiani: tra i firmatari moltissimi Nobel, registi, autori, musicisti, attori e personaggi pubblici, che hanno voluto, nel loro piccolo, dimostrare la loro vicinanza alla causa; dimostrare che non si può censurare la libera informazione, colei che si batte ogni giorno contro il monopolio del Presidente del Consiglio. E’ impensabile, infatti, che un’unica persona possa controllare il 90 % delle TV (3 reti private in maniera diretta, e 3 reti pubbliche in maniera indiretta, ma non tanto velata) e il 20% della carta stampata. In effetti l’informazione che dovrebbe realmente essere liberata è quella televisiva. Infatti la maggior parte degli italiani si informa tramite il piccolo schermo che, quotidianamente, fornisce pillole di informazione tramite TG e programmi semi-impegnati. Informazione molto spesso soggetta alla censura o controllata dai partiti. Un così radicato controllo del mezzo televisivo da parte di un’unica persona fa pensare il perché l’Italia sia l’unica nazione dell’Europa occidentale a contendersi con la Turchia il triste primato di a Paese “parzialmente libero”. La classifica stilata da Freedom House (organizzazione autonoma con sede negli Stati Uniti, che si pone come obiettivo la promozione della libertà nel mondo), ha visto la declassazione dell’Italia, che nel 2008 risultava ancora un Paese “libero”.

Proprio per fronteggiare questo potere indiscusso, questo tentativo di ostacolare la libertà di informazione, che il 3 ottobre 2009, la FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) ha indetto una manifestazione nazionale. L’affluenza è stata grandiosa. In piazza del Popolo, a Roma, circa 300 mila persone (60 mila per la prefettura) hanno manifestato per la libertà di stampa e di informazione. La manifestazione, spostata dal 19 settembre al 3 ottobre, dopo l’attentato ai Parà Italiani a Kabul, ha visto la partecipazione di tante persone normali che, insieme a firme illustri dell’informazione italiana e straniera (e a tanti premi Nobel e politici di centrosinistra), hanno dato vita a una delle più belle manifestazioni degli ultimi anni. In tanti hanno manifestato il proprio dissenso, sventolando bandiere ed esponendo manifesti, bavagli e striscioni: “Odio gli indifferenti” citando Gramsci, “Papi mi presti la escort”, “Hanno rapito il nostro futuro” (Studenti Universitari in attesa della Assemblea del 10/11 Ottobre).

Dal palco vengono lette le parole di Anna Politkovskaja, giornalista russa uccisa dopo la pubblicazione dei reportage sulla repressione in Cecenia. Molto sentiti gli interventi di Franco Siddi, segretario della FNSI, Roberto Saviano, giornalista e scrittore, che vive sotto scorta dopo aver pubblicato Gomorra (un libro shock sulla criminalità campana) e di Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, uno dei primi a sottoscrivere l’appello lanciato da Repubblica. La manifestazione si è conclusa con le note de “il Pescatore” di De Andrè, suonata da Enrico Capuano.

Lascio a voi giudicare se è stato giusto o sbagliato rinviare la manifestazione dopo la strage di Kabul, ma di sicuro, quanto meno per una questione di coerenza, è stato sbagliato non rinviarla nuovamente il 3 ottobre, giorno in cui l’Italia non piangeva 6 militari, ma circa 30 vittime siciliane, uccise dalla cementificazione selvaggia, dell’abusivismo edilizio e dell’incompetenza amministrativa. Purtroppo in Italia ci sono vittime di Serie A e di Serie B, e anche se entrambe sono vittime dello Stato, molte volte la divisa vale più di qualsiasi altra cosa. Rinviando la manifestazione del 19 settembre e non quella del 3 ottobre, si è data ragione a quanti vedevano questa manifestazione come una protesta politicizzata, anti-nazionale. Questo è quello che è sembrato a molti: una protesta contro lo Stato, non una manifestazione a favore della libertà. Manifestare, magari ricordando con un minuto di silenzio le vittime (come si è fatto il 3), stando vicino alle famiglie dei caduti, avrebbe forse fatto capire che non si contesta il “Berlusconi” di turno, ma l’intero modus operandi dei chi vuole bloccare l’informazione. Si è persa una buona occasione, ma questo è comunque un buon punto d’inizio per rendere l’informazione libera, veramente!

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.