di Antonio Bozza

L’estate è appena terminata. Il caldo afoso ha lasciato il campo al mite autunno, e gli ombrelloni delle coste joniche sono quasi tutti chiusi. Sulla spiaggia restano solo i pescatori, i gabbiani e qualche sospetto. C’è una buona possibilità che da circa 20 anni, sui fondali del golfo di Taranto, soggiornino due navi e una svariata quantità di fusti contenenti materiale tossico e radioattivo.

Nel 2006, il pentito Francesco Fonti, interrogato a Milano da un magistrato antimafia, ha “cantato”. Dall’alto della sua esperienza negli ambienti malavitosi della ‘ndrangheta calabrese, Fonti ha raccontato di traffici di materiale radioattivo, di navi provenienti dalla Norvegia, destinate a Sud, nel mare in cui circa 2800 anni prima le navi greche gettarono le basi per la creazione della Magna Grecia. E’ proprio nel cuore della “Grecia Lucana”, Metaponto, il luogo indicato da Fonti come discarica “a mare aperto”. A pochi chilometri dalle Tavole Palatine, nel tratto di mare che va da «Policoro – Scanzano Jonico (già noto per il caso delle scorie nucleari ndr.) e Marina di Ginosa», tra il 1989 e il 1992, due navi battenti bandiera Maltese (Anne ed Euro River) sono state fatte colare a picco, insieme ai fusti a tenuta stagna lanciati «a mo di siluri» nel mare di «Metaponto». Oltre al nome delle navi, Fonti ricorda anche i nomi di politici locali e nazionali “consenzienti”, tra cui «Bettino Craxi, Emilio Colombo» oltre, naturalmente, ai clan della ‘ndrangheta « i Piromalli, i Romeo e i Musitano». Dei nomi non ci interessa molto; ci interessa più che altro avere notizie sulle condizioni del mare in cui ci rinfreschiamo ogni estate. E’ possibile assegnare ben 2 bandiere blu (Ginosa e Castellaneta) a pochi chilometri dal luogo degli “affondamenti”?

Il sospetto resta, ma la certezza che nella zona i casi di tumore sono aumentati del 30% c’è. Aspettando le lungaggini burocratiche italiane, molte persone continueranno a morire, contaminate in maniera diretta e indiretta dall’acqua, da sempre fonte di vita diventata ora causa di morte.

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