Pubblicato da: bo..zzetto su: Dicembre 9, 2009
Ieri, spulciando il mio Feed Reader mi sono imbattuto in un articolo di Peter Gomez, “Cosa nostra e cosa loro, una lettera da Palermo” pubblicato su Antefatto, il blog de “Il Fatto Quotidiano”. Più dell’articolo mi ha colpito il file pdf allegato all’articolo. Una lettera di Marini Antonello, Ass. Capo della Polizia di Stato di Palermo. La lettera mi ha colpito così tanto che ho deciso di pubblicarla…
Vi consiglio di leggerla!

Il sottoscritto Ass. C.po della P. di S. MARINI Antonello, fa presente quanto segue: Domenica 29 novembre verso le ore 21,00 circa, mi trovavo presso l’armeria del Reparto Scorte, notavo un giovane collega avente in mano un “Pappello” di moduli in carta riciclata, quando in quel momento fui colto da un irresistibile necessità di ispezionare quei fogli, come colto da un irresistibile richiamo chiesi al collega di mostrarmeli, quindi estrapolandone dal mazzo uno in particolare, con grande stupore e meraviglia condivisa dai colleghi presenti, notai immediatamente che si trattava dell’ordine di servizio ORIGINALE del 23 maggio 1992, e più precisamente l’ordine di servizio della Quarto Savona 15 e 15 Bis. Proprio lei la Scorta del Giudice Falcone, l’ordine di servizio del giorno della strage, ed ebbi la sensazione che quel foglio, mi avesse in qualche incomprensibile modo chiamato. Faccio presente che di tale fatto, al termine di un breve interminabile emozionantissimo e commovente silenzio, è seguita una condivisa manifestazione di rabbia e grande risentimento, nell’essersi resi conto che un documento di inestimabile valore, quale prova inconfutabile per coloro che portano il ricordo sincero nel cuore, che il 23 maggio sia realmente esistito e che quegli equipaggi erano reali, L’ORDINE DI SERVIZIO PER IL QUALE SONO ANDATI A FARE IL LORO DOVERE PER L’ULTIMA VOLTA quei nostri colleghi. Non siamo riusciti a comprendere come abbia potuto quel prezioso reperto, finire nella carta riciclata, ECCO SCUSATE L’IGNORANZA, LA SCARSA INTELLIGENZA, SE VOGLIAMO LA NOSTRA STUPIDITA’ MA NON RIUSCIAMO A COMPRENDERE, come quel documento con quei nomi, sia potuto diventare spazzatura e del perché invece, innumerevoli colleghi abbiano immediatamente sentito la necessità la voglia, di fotocopiarlo, con la fotocopiatrice di reparto, con la carta di reparto, con quella carta tanto preziosa bianca che si deve risparmiare, e se qualcuno pensa che questo sia stato un abuso o un comportamento illegittimo perché noi, perché io cercassi di salvare la memoria del foglio, di quel foglio di quel maledetto giorno, faccio presente che in quel momento ero il più alto in grado e ho autorizzato tutto io, e che mi assumo tutta la responsabilità di legge e regolamento, ecce homo, ecco il petto, come io e i ragazzi delle scotte siamo abituati a mostrare sempre, quando usciamo di servizio con i CESSI DI AUTO che ci date per lavorare, mentre le personalità e soprattutto i politici hanno le auto blindate alla moda, VIP ultimò modello, sedili in pelle e tutti gli optional, confort e soprattutto ben BLINDATE, tanto per loro si, che non sono mai soldi sprecati. Parole pesanti? Be non girerò la faccia facendo finta non vedere e non capire, io sono delle Scorte, e la paura io non la conosco più, me l’hanno rubata il 19 luglio del 1992. Qualcuno pretende dai dipendenti Pubblici un GIURAMENTO, ma prima di far giurare gli altri, che li mantenessero loro i giuramenti, come quello che ci avevano fatto per bocca del ministro dell’interno e del capo della Polizia, dopo le stragi, che a Palermo, mai più, mai più, avremo lavorato senza auto blindate. BUGIARDI, BUGIARDI. Quante brillanti carriere a tutti i livelli, più splendenti delle comete, quanti elogi encomi, persino chi ha salvato il gatto della nonnina sul ramo dell’albero è stato encomiato. Agli uomini che salivano sulle croma e alfettone blindate, quando c’era da sporcarsi le mutande e pochissimi volevano fare quello sporco lavoro, nessuno ha mai detto neppure grazie.
Perché andare avanti, davanti a tanta ingratitudine? Per il solito maledetto motivo di sempre, perché questo è il nostro “sporco” sacro lavoro, perché non saremo mai da meno ai nostri EROI e mai li disonoreremo. Signor Questore la prossima volta che qualcuno decide di premiare qualcuno, mi dia l’opportunità di farle presente anche, qualche nome dei ragazzi delle Scorte, e giuro davanti a Dio, che sono uomini che se lo meritano davvero per la devozione, il coraggio lo spirito di sacrificio con il quale anche oggi continuano a proteggere nonostante mai come ora il livello di sicurezza per la pelliccia dei ragazzi delle scorte sia stato così basso. Si parla tanto di valori, di ideali, ecco noi li abbiamo fatti nostri, ma per condividere certe cose, occorre avere oltre alla voglia di far carriera e mettersi in evidenza, anche una capacità dell’anima che si chiama SENSIBILITA’ quella che è mancata, nel far insensibilmente circolare, ciò di cui abbiamo illustrato e non accorgersi o non aver previsto che, tra la carta straccia c’era qualcosa, che pecchi ha questa capacità la SENSIBILITA’, avrebbe quantomeno fatto girare qualcosa, nello scoprire che per quello che qualcuno considerava solo carta da riciclare e che pure non riusciva a capire, che per quel banalissimo foglio, considerato spazzatura, potesse esserci qualcuno e più di uno, disposto rischiare tutto quello che ha, come avevano già fatto i suoi compagni a maggio e a luglio del 92. Quel foglio mi ha chiamato, era l’originale ed ora è mio, perché l’ho raccolto dai rifiuti e non lo darò mai a nessuno che io non voglia. Forse qualcuno pensandoci meglio, si renderebbe conto che dovrebbe chiedere scusa, e quel qualcuno non sono io.
Pubblicato da: bo..zzetto su: Novembre 16, 2009
Articolo tratto da SkyTG24, di Pamela Foti.

Per le case farmaceutiche l’affare si aggira attorno ai 10 miliardi di euro. Ecco come pensa di far fronte a questo investimento l’Italia, che prevede una spesa di 400 milioni di euro per l’acquisto dei vaccini
Influenza A. Oltre 1.000 morti in tutto il mondo. Un contagio che potrebbe coinvolgere più di 2 miliardi di persone. Una pandemia che guadagna terreno in fretta.
E fa schizzare in alto il business.
La febbre suina, o influenza A, o virus H1N1 che dir si voglia, per le case farmaceutiche è un affare da 10 miliardi di euro. Perché studiano il vaccino o producono l’antivirale che ne ferma l’avanzata.
La svizzera Novartis, la britannica GlaxoSmithKline, la francese Sanofi Aventis e la statunitense Baxter sono i giganti del settore che dialogheranno con i governi nelle trattative sull’acquisto del vaccino antipandemico e che ne produrranno oltre l’80%. Il restante 20% arriverà da altre aziende, tra le quali alcune cinesi e australiane.
Grazie all’antivirale Tamiflu, la casa farmaceutica Roche è già stata premiata dai mercati finanziari, che sull’impennata di domanda del farmaco che agisce contro il virus H1N1 registra un +3% dopo aver annunciato utile netto del semestre in calo del 29%.
GlaxoSmithKiline (GSK), produttrice di Relenza, l’altro medicinale impiegato contro l’influenza A, prevede invece di fabbricare scorte di antivirale e vaccino contro il virus A/H1N1 per il valore di 3 miliardi di sterline, pari a 3,4 miliardi di euro.
Chi paga?
In Italia “verranno acquistate 48 milioni di dosi di vaccino dalla fine di novembre a gennaio 2010 – ha dichiarato il ministro Sacconi – secondo la programmazione di produzione delle ditte farmaceutiche con le quali il nostro paese ha stipulato contratti di prelazione dal 2005”.
La vaccinazione riguarderà il 40% della popolazione, con una spesa che si aggira attorno a 400 milioni di euro. 400 milioni di euro che andrebbero identificati nell’ambito dei capitoli di spesa per la Sanità del Documento di programmazione economico finanziaria (Dpef), come dichiarato da Antonio Tomassini.
Ma, di fatto, da dove saranno recuperati questi soldi?
Il fondo ad hoc per far fronte alla spesa potrebbe essere alimentato con una quota dei risparmi ottenuta dall’applicazione dei tetti di spesa farmaceutica per il servizio sanitario nazionale. In altre parole, significa far passare alcuni medicinali dalla categoria A (gratuita) a quelle B o C (a pagamento e a carico del cittadino).
Il decreto anticrisi approvato dal Consiglio dei ministri infatti prevede per la spesa farmaceutica territoriale un taglio di 800 milioni di euro l’anno a partire dal 2010. (D.L. 1 luglio, 2009, n.78 – Art 22 settore sanitario).
Insomma, se da una parte viene ridotto il budget disponibile per i medicinali gratis per i cittadini, dall’altra viene stanziato un fondo per acquistare il vaccino antipandemico dalle industrie farmaceutiche. Abbiamo chiesto commenti al Ministero delle Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ma tra ferie e impegni istituzionali non ci è stato risposto.
Posto che il vaccino per l’Influenza A è stato ordinato anche da molti Governi di altri Paesi e che la pandemia ha suscitato la grande preoccupazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in Italia su questo aspetto della politica sanitaria pesa il velo di un conflitto di interessi in casa Sacconi. A rivelarlo è stata l’autorevole rivista scientifica Nature, nel numero del mese di agosto 2008, poi ripreso dal quotidiano l’Unità, e dall’ex direttore di Libero Vittorio Feltri. In un editoriale del 30 gennaio scorso il neodirettore de Il Giornale si chiedeva: “Berlusconi sa che lavoro fa la moglie del ministro Sacconi”? Già, perché il ministro della Salute è sposato con Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria, la confindustria del farmaco a cui sono iscritte più di 200 aziende del settore. Approdata su Facebook, la questione è stata anche oggetto di un’interrogazione parlamentare. Nessuna risposta.
I casi reali in Italia
In Italia i casi di influenza del nuovo virus sono oltre un migliaio.
Non è opportuno allarmarsi, ha raccomandato lo stesso ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “vale la regola banale ma sempre buona del non sopravvalutare né sottovalutare”. Dichiarazione condivisa dal responsabile delle ricerche dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), Giovanni Rezza, che ci spiega che “il virus H1N1 ha la stessa aggressività di un normale virus influenzale. Non è letale e non è più aggressivo di altri virus”.
E aggiunge che i numeri di questa pandemia sono gli stessi dell’influenza stagionale. La differenza sta nel fatto che colpisce prevalentemente i giovani. Questo succede perché “almeno un anziano su tre, nell’arco della sua vita è entrato in contatto in maniera inconsapevole con ceppi simili del virus e di conseguenza ne ha sviluppato gli anticorpi. I giovani, invece, non hanno alcuna difesa immunitaria rispetto a questo virus”.
In Italia, secondo quanto comunicato dal Ministero delle Politiche Sociali, della Salute e del Lavoro, sarà vaccinato circa il 40% della popolazione. “Non ci saranno mai abbastanza dosi per vaccinare il 100% della popolazione in tempi utili” ci dice Rezza. Ma, spiega, non serve, perché vaccinare un terzo della popolazione ha lo stesso effetto: “Il 30-40%, infatti, è un dato che la terminologia scientifica indica come ‘immunità di gregge’. In altre parole, il virus trovando persone immuni non riesce più a circolare e arresta la sua corsa”.
Secondo quanto annunciato dal Ministero, nella somministrazione del vaccino la precedenza sarà data a persone ad altro rischio, con particolari patologie, e agli operatori ospedalieri.
Categorie cui è riservata una particolare attenzione sono inoltre le donne in stato di gravidanza e i bambini in età scolastica che se anche “non corrono il rischio di malattia grave, hanno un più alto rischio di infezione”.
Il vaccino pandemico non è ancora pronto. Ora occorre aspettare la commercializzazione che arriverà probabilmente in autunno. Periodo dell’anno che coincide col manifestarsi della classica influenza stagionale.
E se si rientra nelle categorie per le quali è consigliata sia la vaccinazione per l’influenza A sia quella per le influenze in generale?
“Il vaccino pandemico non esclude la somministrazione del vaccino antinfluenzale – spiega il responsabile delle Ricerche dell’ISS – Uno non esclude l’altro e non annulla gli effetti dell’altro”.
Pubblicato da: bo..zzetto su: Ottobre 25, 2009
Articolo di Peter Gomez tratto da Il Fatto Quotidiano (pubblicato su MicroMega), che sempre di più testimonia la triste realtà in cui versa l’informazione televisiva italiana. Le Iene, ex-programma-cult ormai costretto a piegarsi giorno dopo giorno alle censure politice del suo propretario. Come direbbe qualche vecchio saggio “Attacc u ciucch addo’ dish u padrun”
C’erano una volta le Iene, un gruppo di ragazzacci che osava ridere in faccia a Berlusconi, mostrare il razzismo della Lega e sbeffeggiare le leggi ad personam. C’erano, ma non ci sono più.
Oggi la trasmissione diretta da Davide Parenti, coautore con Antonio Ricci degli show-cult degli anni 80, è solo l’ombra del suo passato. È in crisi di ascolti, di creatività.
E, quel che è peggio, è costretta a fermarsi persino davanti a onorevoli di seconda fila, come Gabriella Carlucci.
È successo martedì scorso quando, dopo una serie di telefonate con i vertici Mediaset, non è andato in onda un servizio che raccontava come l’ex conduttrice fosse stata condannata a pagare 10 mila euro di stipendio arretrato alla sua portaborse parlamentare. Stessa sorte era toccata, un mese fa, a un pezzo sull’immigrazione che metteva in imbarazzo il ministro Roberto Maroni.
Per questo, Fedele Confalonieri e Silvio Berlusconi, che fino a ieri citavano le Iene e Enrico Mentana come la prova della libertà di mediaset, oggi parlano d’altro. Le foglie di fico non servono più. Il regime non si nasconde per farsi accettare, ma in televisione mostra il volto peggiore per far paura. I tempi, insomma, sono cambiati. Anche nel 2001 il premier era sotto processo per corruzione. Anche allora c’era un giornalista che pedinava un magistrato considerato nemico del gruppo.
Era la Iena Alessandro Sortino. Ma non seguiva Ilda Boccassini, per mostrare le sue calze o per insinuare che fosse “strana”. Lo faceva per dimostrare che era indifesa e per criticare la scelta del Governo di togliere la scorta a un pm antimafia che aveva osato mettersi contro Berlusconi.
Cose di un altro mondo. Allora i vertici mediaset tolleravano che il solito Sortino inchiodasse il senatore Cirami all’omonima legge ad personam o il ministro Lunardi al suo conflitto d’interessi. Adesso è più probabile vedere una Iena sulla luna che davanti al ministro Angelino Alfano per parlare del suo Lodo. Anche allora Berlusconi inondava l’Italia di propaganda, ma il Trio Medusa osava chiedergli conto del celebre “Presidente operaio”, per poi ridergli in faccia. Anche allora l’onorevole Carlucci ebbe un corpo a corpo con il Trio. Ma quello andò in onda.
Come si è arrivati a questo punto? Per capirlo bisogna ricostruire l’escalation delle censure, partendo dalla prima. Quella subita dal programma nel 2001, quando Marco Tronchetti Provera, per fare un favore a Berlusconi, soffoca nella culla “La 7” che minaccia di danneggiare gli ascolti di Mediaset. Le Iene riprendono Tronchetti mentre balbetta improbabile giustificazioni. Il pezzo però viene fermato. In redazione si mugugna, ma si decide di lasciar correre. Così la situazione peggiora. Tanto che, quattro anni dopo, si arriva a una silenziosa protesta. Quando a essere bloccato è un servizio su Francesco Storace, le Iene si riuniscono a Roma e stipulano una sorta di patto: non diciamo niente, ma questa è l’ultima censura. Era invece l’’inizio della fine.
Oggi il Trio Medusa e Sortino non ci sono più. Alla Iena rossa, nel 2007, i vertici Mediaset avevano cancellato un servizio su Mastella e lui se ne è andato. Confalonieri, infatti, non ha voluto sentir ragioni nonostante che proprio Sortino fosse stato diffamato dal figlio di Mastella con false insinuazioni sulla sua carriera. A Segrate, del resto, Mastella è un intoccabile. Lo sa anche Enrico Lucci che, già prima di Sortino, ha dovuto ingoiare la censura di un pezzo sul medesimo politico. Il perché lo dice la cronaca. Mastella in quei mesi stoppa la legge Gentiloni sulle tv e poi fa cadere il governo Prodi. Una scelta politica, ovviamente. La decisione di un uomo, oggi eurodeputato Pdl, che dice con orgoglio: “Confalonieri? È uno dei miei migliori amici”. E chi trova un amico (di Confalonieri) trova un tesoro. Anche alle Iene.
(19 ottobre 2009)
Pubblicato da: bo..zzetto su: Ottobre 10, 2009
Pubblicato da: bo..zzetto su: Settembre 30, 2009
Articolo tratto da Repubblica.it, sezione Politica.
Un motivo in più per partecipare, sabato 3 ottobre, alla manifestazione di Roma.
ROMA - Per il premier, la manifestazione del 3 “è una farsa”. “In Italia non c’è un problema di libertà di stampa”. Su “Annozero” e “Parla con me”, i programmi di Santoro e della Dandini al centro delle polemiche di questi giorni, il premier ha preso un atteggiamento “soft” venato di sarcasmo: “Lunga vita a loro, perché portano voti al centrodestra”. E sull’istruttoria ventilata da Scajola sulla Rai, ha aggiunto: “Non me ne sono interessato e non me ne interesso perché sarebbe facile cadere in qualche tranello”.
CULTURA, SPORT, SPETTACOLO: TUTTE LE ADESIONI
Un gruppo di Europarlamentari scrive. “Il rischio di una violazione della libertà e del pluralismo dei media in Italia è una questione che riguarda tutta l’Europa e che richiede una risposta Europea.
A seguito di una serie di azioni legali del primo ministro italiano contro numerosi giornali italiani ed europei, il Parlamento Europeo ha deciso di studiare il 7 Ottobre la possibilità di prendere una posizione verso il rischio di una violazione del pluralismo e dell’indipendenza dell’informazione. Il 22 Ottobre una risoluzione verrà presentata in assemblea plenaria, e chiediamo ai nostri colleghi europarlamentari di sostenerla.
La questione della libertà e pluralismo dell’informazione in Italia è necessariamente una questione di interesse europeo. La mancanza di una risposta europea rappresenterebbe una minaccia diretta al diritto di libertà d’espressione in tutta l’Unione europea, metterebbe in pericolo i progressi compiuti nei paesi dell’ex Unione Sovietica accolti nell’Unione, e limiterebbe l’autorità di qualsiasi condanna europea verso il controllo della stampa nel resto del mondo.
Le istituzioni europee hanno l’autorità di condannare le intimidazioni alla stampa in Italia e di aprire una procedura legale secondo l’Articolo 7 dei Trattati. L’interesse che dimostrano verso la situazione in Italia non è sintomo di endemica anti-italianità, ma segnale di una forte preoccupazione per la possibile lesione di una delle libertà fondamentali su cui è costruita l’Unione Europea in uno dei suoi paesi fondatori.
Lorenzo Marsili e Niccolo Milanese (Direttori, European Alternatives)
I seguenti europarlamentari sono fra i sostenitori della Campagna Europea per la Libertà dei Media in Italia (www.stampalibera.eu) lanciata dall’organizzazione indipendente European Alternatives
Rosario Crocetta, Parlamentare Europeo (Italia): Sonia Alfano, Parlamentare Europeo (Italia): Luigi de Magistris, Parlamentare Europeo (Italia): Gianni Vattimo, Parlamentare Europeo (Italia): Sylvie Guillaume, Parlamentare Europeo (Francia); Vincent Peillon, Parlamentare Europeo (Francia); Sarah Ludford, Parlamentare Europeo (Regno Unito); Claude Moraes, Parlamentare Europeo (Regno Unito);
Judith Sargentini, Parlamentare Europeo (Olanda).
(30 settembre 2009)
Pubblicato da: bo..zzetto su: Settembre 29, 2009
L’alcool, se assunto in forti dosi, può provocare danni al fisico. Ma una birra, meglio ancora se “tarantina doc”, sorseggiata comodamente intorno ad un tavolo, in una piazza di paese, magari con persone che hai conosciuto 10 minuti prima, può aprire la mente. E così si passa dalla pasta “ex-presidenziale” barese, alla politica americana, passando da valutazioni pessimiste sul popolo italiano.
Eh si! Il popolo italiano. Qualcuno dice di averlo intravisto da qualche parte, in qualche sobborgo meridionale, ben nascosto. Il Popolo, colui che regge una Nazione, colui che a suon di Rivoluzioni ha fatto cambiare il corso della storia. Sembra proprio che l’Italia sia un “paese senza popolo”, una Nazione individualista, in cui nessuno pensa al bene comune, e tutti cercano l’auto-celebrazione, la notorietà, la gloria. Una Nazione in cui il Grande Fratello è uno stile di vita, in cui tutte le ragazze vogliono diventare Veline e tutti i ragazzi calciatori, in cui se sei un ragazzo e vuoi lavorare devi arruolarti o, nelle migliori delle ipotesi, lavorare in nero, sottopagato e sfruttato dal padrone di turno. Un paese in cui la cassa-integrazione è diventato lo sport nazionale, in cui si taglia su tutto: Scuola, Università, Fas (Fondo per le aree sottosviluppate – da destinare in gran parte al Mezzogiorno), Cinema, Cultura, Sport… un paese in cui il popolo non riesce a ribellarsi, non riesce a guardare oltre i problemi personali, non riesce a coalizzarsi contro “il potente”.
E’ questo che manca all’Italia: manca la Rivoluzione. Siamo una Nazione piatta, dedita alla mafia e al malaffare (siamo il paese più corrotto dell’Europa Occidentale!). Tutte le grandi Nazioni hanno avuto una rivoluzione: c’è stata quella Francese, quella Americana, quella Russa… ma in Italia niente! Si, certo, abbiamo avuto il Risorgimento, ma è stato bloccato dopo 60/70 anni dal Fascismo! Si, certo, abbiamo avuto anche i Partigiani e la Costituzione, ma dopo 50/60 anni da quella storica liberazione siamo ritornati in un “Regime Legalizzato”.
Eh si… un “Regime” perché è giusto e doveroso chiamarlo così. Abbiamo l’informazione bloccata, la massificazione del pensiero, un “grande capo” autoritario che non perde occasione per attaccare i suoi avversari nei modi più scellerati… ditemi voi se questo non è un regime!?!?
“Legalizzato” perché la legge, che dovrebbe essere uguale per tutti, che dovrebbe proteggere tutti, è manipolata per garantire l’incolumità di pochi.
Per il resto del mondo siamo una barzelletta, un paese parzialmente-libero.
L’Italia è un Paese senza Popolo, e continuerà ad esserlo fino al momento in cui qualcuno deciderà di rimboccarsi le maniche e cercherà di crearlo, il Popolo.
Pubblicato da: bo..zzetto su: Settembre 28, 2009
Articolo tratto da AgoraVox.it scritto da Sergio Cacioppo.
Il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini e il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta hanno tenuto a palazzo Chigi una conferenza stampa sulle tecnologie in favore della scuola e del pubblico impiego, comunicando con grande soddisfazione, la firma di un accordo con “Big Blue”.
Come ogni informatico che si rispetti, appena saputo della notizia, vengo preso da un senso di sbigottimento.
Ad un profano che non ha dimestichezza con l’informatica, potrebbe apparire come una scelta corretta e vincente per traghettare la scuola e la P.A. verso quella era digitale di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai veduto.
Il protocollo sottoscritto ha una durata triennale e dovrebbe servire a sviluppare e diffondere competenze tecnologiche nel corpo docente, mentre Microsoft, dovrà sostenere tutte quelle iniziative necessarie per ridurre il “DIGITAL DIVIDE” nelle scuole.
Ma ahimè, le cose non stanno proprio così.
In Italia, moltissime aree risultano ancora scoperte, nel senso che i collegamenti ADSL, non raggiungono determinate zone, soprattutto nel Sud e nelle isole, accentuando pesantemente il “digital divide” che separa informaticamente il Nord dal Sud.
Gli utenti della rete il problema lo conoscono bene, perché grava sempre di più solo sulle loro tasche, in quanto non solo mancano da parte di Telecom Italia S.p.A. gli investimenti necessari per l’ammodernamento degli impianti e della copertura di rete, ma dicasi lo stesso anche per tutte quelle Aziende che producono e commercializzano Wi-Fi e Wi-Max che hanno solo presentato allo scopo di divorare gli ingenti finanziamenti comunitari, progetti faraonici per la copertura di rete, ma che nel pratico poi non hanno realizzato nulla o hanno in parte cablato tratti di rete che non saranno mai adoperati, come alcune tratti lunghi centinai di Km, realizzati con la tecnologia della fibra ottica e mai entrati in funzione. (vedi Siclia Occidentale- finanziamenti Regionali e Comunitari).
Prima di sottoscrivere con Microsoft accordi assistenzialistici per la diffusione delle tecnologie informatiche nel corpo docente, sarebbe stato necessario effettuare un “snapshot” della penisola, al fine di evidenziare le diverse problematiche che certamente non fanno e non faranno mai decollare alcun progetto informatico nelle scuole Italiane, almeno chè i Ministri della Repubblica non abbiano solo pensato ad informatizzare le scuole o le P.A. presenti nelle grandi Città, ma questo cozzerebbe con forte evidenza contro quel tanto millantato annullamento del “digital divide”.
Ma anche se fosse come sostengono i Ministri Gelmini e Brunetta, rimane una iniziativa assurda e priva di qualsiasi supporto tecnico e legislativo.
Basti pensare che l’Europa (Italia compresa), hanno sottoscritto un accordo per lo sviluppo delle tecnologie “Open Source” nella scuola e nella P.A., la stessa ISTAT nel Marzo del 2008, pubblicava in via ufficiale una serie di percentuali sulle soluzioni Open Source nella Amministrazione locale e che riporto qui di seguito:
Sistemi operativi su Server 54,8%
Software di office automation 49,3%
Posta elettronica 44,6%
Sicurezza informatica 39,9%
Forse i profani non sanno, che lo stesso Ex Ministro Lucio Stanca, aveva aperto le porte alla tecnologia Open Source, non solo in ottemperanza a precisi accordi Europei, che condannano severamente Microsoft per posizione dominante nel mercato, ma per far sì che l’utilizzo della nuova tecnologia fosse da traino per le P.A., consentendo di abbassare fortemente la spesa pubblica necessaria all’approvvigionamento di software e sistemi operativi.
Per fare chiarezza, ritengo sia necessario fare dei semplici esempi:
1. Pacchetto di prodotti OFFICE di Microsoft, il costo varia tra i € 271,00 ed € 617,00;
2. Pacchetto di prodotti OFFICE di Open office, è distribuito gratuitamente;
3. Il sistema operativo Windows Vista di Microsoft, il costo varia tra € 239,00 ed € 599,00;
4. Il sistema operativo per un client (P.C.) è distribuito gratuitamente;
5. Dicasi la stessa cosa anche per i sistemi operativi versione Server;
Mi limito a non fare ulteriori raffronti, solo perché questo elenco risulterebbe quasi interminabile.
Lo stesso Ex Ministro Lucio Stanca aveva sottolineato che “scegliere l’open source per la Pubblica amministrazione potrebbe voler dire un drastico ridimensionamento della spesa pubblica in software informatico”. Una spesa che, nel lontano 2001, è stata pari a 675 milioni di euro.
L’iniziativa del Governo Italiano, si dimostra palesemente ancora una volta una tragica scelta di opportunismo che in assoluto dispregio delle scelte e dei patti sottoscritti con l’Europa, garantirà all’Italia un solo risultato certo “L’ISOLAMENTO”, anche informatico.
La Commissione Europea ha predisposto un programma denominato IDABC “Interoperable Delivery of European eGovernment Services to public Administrations, Business and Citizens”, finalizzato all’utilizzo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, fornendo consulenza e sostegno per i servizi del settore pubblico e nei confronti dei cittadini e delle imprese dei singoli Stati Europei, migliorando di fatto l’efficienza e la collaborazione fra tutte le pubbliche amministrazioni, proprio utilizzando quei software “Open Source” e distribuiti gratuitamente, purchè soddisfino le necessità delle gestioni del settore pubblico.
In ultimo, ritengo doveroso sottolineare l’istituzione del C.N.I.P.A. (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione), che ha come obiettivo primario quello di dare supporto alla pubblica amministrazione nell’utilizzo dell’informatica per migliorare la qualità dei servizi e contenere i costi dell’azione amministrativa. A tale scopo lo stesso C.N.I.P.A. (organo di governo centrale), ha costituito l’Osservatorio Open Source, avente lo scopo di monitorare le iniziative delle Pubbliche Amminstrazioni, analogamente a quanto avviene in ambito europeo presso l’Open Source Observatory .
Esistendo pertanto tutta una normativa italiana, conforme a quella europea, ci si chiede come si concilia l’utilizzo di soluzioni “proprietarie” come quelle di IBM, con i progetti di interconnessione pubblica europei che utlizzano sistemi aperti “open source” a costo zero.
Pubblicato da: bo..zzetto su: Settembre 27, 2009
Articolo tratto da Antefatto.it scritto da Massimo Fini su Il Fatto Quotidiano del 26.09.09
Come mai tanta brava gente, pur capendo benissimo chi è Berlusconi, continua a dargli la preferenza? Perché la sinistra è odiosa. Ha una perenne supercigliosità, una puzzetta sotto il naso, un guardar dall’alto in basso che le deriva dalla tradizione del vecchio Pci, solo che quando questo atteggiamento era di Amendola o di altri comunisti dell’epoca poteva anche avere una legittimità e incutere rispetto, negli stracciaculi di oggi suscita solo fastidio.
L’attuale destra, che per la verità si fa fatica a chiamar tale perché la destra è una cosa seria, è molto meno spocchiosa. A cominciare dal “lider maximo”. Ho un paio di ricordi in proposito. Ero a San Siro, con mio figlio, a vedere Milan-Toro. Poiché il Milan praticava una politica di abbonamenti a tappeto avrei dovuto andare in curva, ma con un bambino di dieci anni non me l’ero sentita di portarlo fra gli assassini. Così ero finito fra gli stronzi della Tribuna d’Onore. Durante l’intervallo molti importanti giornalisti – mi ricordo Piero Ostellino - si erano accalcati attorno a Berlusconi, vezzeggiandolo con alti squittii. La scena si era ripetuta alla fine della partita. Io stavo uscendo dallo stadio con mio figlio. Berlusconi mollò il manipolo di leccaculi e venne dritto verso di me: «L’ho vista ieri al Costanzo Show». «Ah, ma vede proprio tutto, presidente» risposi e me ne andai. Sapeva benissimo che ero un antipatizzante, ma per il suo narcisismo, per la sua inesausta ansia di piacere a tutti, per l’incapacità antropologica di concepire che si possa pensarla diversamente da lui, aveva cercato di sedurmi. Non ci era riuscito. Ma almeno ci aveva provato. Aveva dimostrato attenzione per la mia persona. E lo stesso mi è capitato le volte che ho incrociato Fedele Confalonieri che, nella coppia, ha la parte del “poliziotto buono”.
Se incontro, a qualche trasmissione, Pecoraro Scanio, dicesi Pecoraro Scanio, costui mi passa attraverso, non mi vede neanche. Pamela Villoresi è una mia cara amica e quando si trova a Milano è ospite da me. È la classica “suorina di sinistra ” – in più di vent’anni di conoscenza non mi è riuscito di convertirla a sentimenti più sobri – e alla sinistra, per pura passione ideale, ha reso parecchi servigi gratuiti. Poiché oltre a far l’attrice organizza festival di teatro è costretta ad avere rapporti con le Istituzioni. Bene, l’ho vista cercare di contattare Rutelli, dicesi Rutelli, e passare per una trafila esasperante, senza riuscirci. Di recente mi ha raccontato, un po’ sbalordita e un po’ lusingata: «Sai, l’altro giorno ho telefonato a Gianni Letta. Non mi ha lasciato quasi aprir bocca: “Signora che piacere. Io l’ammiro moltissimo. Vediamoci quando vuole, anche subito”». Sarà l’ «inferiority complex» che questa destra nutre nei confronti del mondo della cultura, ma così è. Poi magari fanno leggi che segano cultura, teatro, scuola. Ma, sul piano personale, la sinistra riesce ad essere più antipatica di questi mezzi manigoldi. E ce ne vuole.
Pubblicato da: bo..zzetto su: Settembre 26, 2009
Articolo tratto da Piovono Rane, il blog di Alessandro Gilioli su Espresso.
Non ha bisogno di commenti!
Giù le mani dai bambini. Stia zitto sui bambini. Stia zitto sui figli, sui padri, le madri, le sofferenze. Stia zitto sul dolore di doversi separare, Lei neppure sa cosa significhi, non s’immagina neanche perché ci si arriva, e con quali tormenti. Lei non può sapere che cos’è questa cosa tanto facile da condannare come fa Lei, un tanto al chilo, come al bar dello sport, proprio Lei, il fine teologo. La separazione, la catastrofe di una vita, qualcosa che si ha il coraggio di provare ad affrontare solo per evitare una catastrofe peggiore, vivere e far vivere i propri figli in un mondo e in una casa dove non c’è più l’amore, dove il risentimento e l’odio sono il pane che soprattutto loro, i figli devono ingoiare a ogni ora.
“Conflitti e confusioni interne”, decide Lei nella sua bella stola bianca. Ma ha idea dei conflitti e delle confusioni interne che lacerano un bambino quando i genitori vivono insieme detestandosi? Ne ha idea? Che cosa ne sa, Lei, cosa ne sa di questo abisso? E cosa ne sa della lenta fatica quotidiana per dargli un luogo migliore in cui crescere, un luogo in cui i figli imparano cosa vuol dire volersi bene, cos’è la generosità, dove si nasconde la felicità?
Cosa ne sa, Lei, di quanto è lungo e difficile il percorso per creare attorno a questi figli una nuova famiglia, sì proprio quella che Lei liquida come “alterata”, e si vergogni di usare questa parola, si vergogni di insultare i miei legami, si vergogni di insultare i legami di tante persone che amano i propri figli, più di quanto Lei in vita sua, Santità, non ha probabilmente mai neppure immaginato di poter fare.